giovedì 11 settembre 2014

Inferni rosa


Johnny Depp in Edward Mani Di Forbice di Tim Burton vuole accarezzare ma ferisce, vuole abbracciare ma squarta. Perchè mai? Perchè mai un gesto che vuole dare calore e ricevere calore, un gesto tutto buono, tutto cuore, tutto positività, deve diventare qualcosa che tira fuori il sangue da sotto la pelle, che fa male, che ferisce? Edward ha delle lame affilate al posto delle unghia. Edward può uccidere, straziare, tormentare, soltanto con un movimento sbagliato. Ma è nato così, è stato costruito così. Non è colpa sua. Non ci può far niente. Lennie di Uomini e Topi di John Steinbeck è un ritardato mentale calmo e placido. È un gigante buono, una montagna di muscoli dalla forza bruta. L’unica sua manìa è che vuole toccare, accarezzare, vuole lisciare con le sue mani dure e callose la morbidezza del mondo, la sua tenerezza, quelle valli di latte e di miele che scorge nelle pieghe dell’esistenza. Lennie a volte riesce a catturare un topolino e se lo mette in tasca, per poterlo accarezzare quando vuole. Gli piace il pelo dei topolini, così morbido, così tenero, così valle di latte e miele. Ma i topi li accarezza troppo forte, tanto forte che gli spezza le ossa, e li ritrova morti, nelle sue tasche. Lennie un giorno prova ad accarezzare i capelli della giovane moglie di Curley, il figlio del padrone della fattoria nella quale ha trovato lavoro. Lei urla, pensa che il ritardato mentale, quel mostro enorme, vuole violentarla. Il sesso! La penetrazione forzata! Che orrore! Lui entra nel panico, ha paura, le sue carezze vanno avanti automaticamente, senza più nessun controllo. La accarezza così forte che le spezza l’osso del collo. Si ritrova con la giovane donna tra le braccia, morta, pupazzo senza più vita. Si dispera. Piange. Possibile che l’amare e l’uccidere, il volere bene e il far male, siano così legati? Il massimo del bene e il massimo del male, interconnessi, opposti che curvano ogni regola logica per venirsi a toccare, l’universo curvo, la curva dell’esistenza che dispiega tutta la sua Verità nelle faccende estreme e autentiche della vita. E forse l’amore, di tutte le faccende, è quella più estrema e autentica. Possibile che in qualche modo siamo tutti Lennie? Tutti Edward Mani Di Forbice? Abbiamo le mani insanguinate ogni volta che proviamo un buon sentimento, ogni volta che la vita ci ingrossa il petto, ogni volte che sventoliamo al vento dell’energia del mondo. Con l’amore ci riempiamo, e riempiamo, fino a scoppiare e far scoppiare. E spesso ci guardiamo le mani, ispezioniamo le nostre vesti, e sono insanguinate. L’odio, l’egoismo, la cattiveria, invece ci svuotano tanto che ne usciamo puliti, candidi, intonsi. Meglio le vesti bianche o gli abiti insudiciati di sangue? Non c’è che da scegliere.


Note 


2) La canzone di Battisti-Mogol Questo rosa inferno è narrativa letteraria e cinematografica, potenza icastica e visionaria, messa in musica. Cose immense.


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