martedì 7 ottobre 2014

Perchè la Sicilia ormai non è nient'altro che un deserto: il caso del Muos (da Buttanissima Sicilia, di P. Buttafuoco)


Un brano del pamphlet di Pietrangelo Buttafuoco, Buttanissima Sicilia. Al di là dell'importanza del tema, c'è da dire: Niente da fare, Buttafuoco scrive da Dio.
Breve ma veridica storia del Muos. Il Mobile User Objective System è un potentissimo sistema di comunicazione militare di ultima generazione messo a punto dal dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Una centrale muos si trova nella riserva naturale Sughereta di Niscemi in provincia di Caltanissetta. L’impianto costituito da torri radio e antenne dal diametro di 18,4 metri e dall’altezza di 149, servirà a gestire centri d’intelligence, radar, velivoli senza pilota, missili da crociera, cacciabombardieri e altri strumenti di guerra non guerreggiata. Proprietà degli Stati Uniti naturalmente.

Il Muos nasce da un patto bilaterale tra Italia e Usa del 2001 con il governo Berlusconi, ratificato nel 2006 dal governo Prodi che ha dato mandato alla Regione Siciliana di occuparsi dei nullaosta necessari a un’area in cui vige l’assoluto divieto di edificazione. Il Muos è una mostruosità; è pericoloso per l’ambiente ed è pericoloso per la salute dell’uomo. Ma, soprattutto, completa la colonizzazione militare americana della Sicilia, e sarà lo strumento con cui si condurranno le future operazioni di guerra, quelle che avranno come protagonisti gli aerei senza pilota e i missili telecomandati a distanza, che partiranno in buona parte dalla grande base aerea siciliana di Sigonella.

Anni fa, nel pieno delle proteste dei cittadini di Niscemi, la procura di Caltanissetta aveva ordinato il sequestro dei cantieri dei lavori del Muos per violazione delle norme ambientali. Poco dopo, però, il Tribunale della Libertà di Catania ha annullato il decreto e ha dato di nuovo il via ai lavori.

Il progettino innocente degli Usa comprende quattro impianti Muos in tutto il mondo. Uno in Australia, uno in Virginia, uno nelle Isole Hawaii e uno in Sicilia, appunto. A parte Niscemi, le altre tre basi sono dislocate in zone desertiche.

Dalla Sicilia sono passati in tanti e tutti dovranno passarci. I greci vi hanno inventato la dialettica, i latini hanno ambientato il mito, gli arabi i colori e la conversazione, i Normanni la grandezza. Gli americani no, loro nella Sicilia vedono solo un deserto. Unici a non ascoltare e capire la ninfa Aretusa: Sicaniam peregrina colo, sed gratior omni/haec mihi terra solo est. La Sicilia la abito da straniera, ma mi è più cara di qualunque altra terra.

La seconda vittoria di Barack Obama e quel troppo parlare delle minoranze che ne hanno segnato il passo sono cosa veramente accaduta, certo. Però le minoranze forse non sono tanto minoranze se hanno eletto il presidente degli Stati Uniti. E dunque non assistiamo alla sconfitta di una parte degli Usa, quella bianca e la peggiore, ma semplicemente alla lenta dismissione dell’impero tutto. Obama, insomma, sta chiudendo baracca. Ne sa qualcosa chi ha frequentato una qualsiasi pagina di storia romana al liceo: la fine dell’impero ne implicava la sua trasformazione, e la trasformazione degli Stati Uniti e dell’Occidente sta passando proprio dalla nuova linfa del sangue straniero. Sia esso latino o orientale. E meno male. Ma ci chiediamo, se i latini, i coreani, i cinesi, i giapponesi, i brasiliani stanno prendendosi il mondo, chi sono le nuove minoranze d’Occidente? I siciliani di Niscemi, quelli che subiranno il Muos, il mostro satellitare da cui verranno condotte le guerre disperate dell’impero americano alla sua fine. Quelle dei missili teleguidati e degli aerei senza pilota, quelle che basterà una luce forte per morire senza troppo pensarci e senza sangue. Noi che abbiamo bevuto il sogno americano, solo per tramite di Walt Disney, ora che arriva anche alla sua fine di simbolo, la trasfiguriamo tutta questa America nella definizione data da Henry Miller: “Un incubo ad aria condizionata” dove solo il Gran Canion poteva ancora emozionare, infatti.

Pag. 50

Ascoltate questa. Gela, gli americani commemorano il settantesimo dell’invasione della Sicilia. Alla testa della delegazione c’è l’allora ambasciatore David Thorne. Ci sono varie autorità locali, figuranti di ogni genere, alcuni dei quali vestiti da marine, quindi il pubblico delle occasioni e si fa ‘sta cosa di battere le mani a chi, a suo tempo, fece i massacri ad Acate, dunque proprio lì, ma, ahimè, devo sorvolare…

È dunque una cerimonia fissata per le 11 e dove Rosario Crocetta (presidente della Regione ndr) – gelese per giunta, già celebrato sindaco per molti anni – arriva alle 12.45. Il governatore prende la parola che non doveva prendere e fa un’intemerata contro il Muos, poiché Crocetta, contrarissimo, è stato alfiere, portabandiera e paladino dei No-Muos. Fino a revocare l’autorizzazione a suo tempo data all’esercito ‘miricano.

Succede che, nel frattempo che Crocetta parla, l’ambasciatore, capita la mala parata, con un cenno di sopracciglio intima alla propria delegazione di prendere cappello e andare via. La sala si svuota di colpo e mentre due tipi – un ragazzo e una ragazza – si mettono alla nuda e altri cantano Bella Ciao, il Crocetta, come Pirgopolinice, sfodera tutti gli spropositi ma li annacqua in quel trambusto facendo la faccetta sorpresa: “Si sono un poco risentiti?”. Il tutto con la folla delle telecamere e dei cronisti spinti da un lato dall’urgenza di inseguire l’ambasciatore per strapparne delle dichiarazioni, pur nel digrignare dei denti; dall’altro, rassegnati a filmare e celebrare il presidente che, munifico, è pur sempre l’azionista di maggioranza dell’editoria siciliana in virtù delle sue cospicue erogazioni di dindi per la pubblicità.

Ecco, giusto questo racconto, non era finito sui giornali. Peccato. Ma succede che Crocetta se ne torna a Palermo. Guarda fuori dal finestrino dell’auto in marcia e mormora: “Gli americani me la faranno pagare”. Diocenescampi già si si vede in volo come Enrico Mattei, a Hammamet come Bettino Craxi, avvinghiato dai baci di Totò Riina come Giulio Andreotti, dentro al tubo di un gasdotto come Mu’ammar Gheddafi. E pure nelle mani di Ilda Boccassini come Silvio Berlusconi, così si vede. Arriva a Palazzo d’Orleans che ha già passato in rassegna l’album di tutti quelli finiti malissimo per aver osato dire no agli Usa. Già immagina di finire nei dossier di Giulietto Chiesa e ripete: “Me la faranno pagare”. Entra a Sala d’Ercole, l’aula del parlamento siciliana, va incontro ai deputati e dice loro: “Obama ha chiamato, Obama!!!”. I deputati fanno tanto d’occhi. “Ti chiamò Obama?”. Tutto quel travaglio consumato in macchina mitiga il Pirgopolinice che gli divora l’anima e perciò cala il prezzo: “No, Obama ha chiamato Enrico Letta (presidente del consiglio ndr) e gli ha detto che il Muos si deve fare”.
Un minchiataro, direte voi. No, un fanfarone, costretto a una retromarcia obbligata. Revoca la revoca e fu preso d’assedio dalle mamme No-Muos, dal sindaco di Niscemi, dai pacifisti, dagli ambientalisti e da tutte le persone per bene che lo lavano con continue docce fatte di fischi e piriti perché quello che fino a ieri, in bocca sua, era Evangelo, adesso – sempre nelle sue stesse vezzose fauci – è diventato “demagogia”.
Si sfoga, il Vantone. È l’unico suo karma è di finire sui giornali. La spara sempre più grossa e non c’è giornale che si faccia carico di una verifica per ogni sua pensata. Non c’è che un turbinio di dichiarazioni e di contro dichiarazioni in questo frullato di comunicati e contro comunicati che fanno il flusso, manco fosse Joyce, del continuo chiacchierare del Vantone che sa stare solo sui giornali.

Non manca di santi in paradiso, lui. I giornali, tutti, quelli del continente, non si preoccupano di verificare o, forse, si annoiano al solo sentire la parola Sicilia.

Note


2) Ha suscitato molto scalpore un'intervista di Buttafuoco su La Gazzetta del Sud, in cui consiglia ai giovani siciliani di andarsene dalla Sicilia. Leggi qui. 

3) Sul Muos. "Perchè la Sicilia rischia di diventare un gigantesco forno a microonde" (ReteRegione).

4) Un articolo che fa il punto sul Meridione e il deserto e l'abbandono. "Ecco come lo Stato e i suoi amichetti stanno sterminando l'intero Sud (VesuvioLive). "Sicilia: ancora rifiuti, per lo più nucleari, ma anche MUOS e raffinerie. In Trinacria sono state rilevate morti sospette nelle prossimità dei siti segnalati, di cui parlo per la prima volta il boss della mafia Leonardo Messina, nel lontano 1992. Il quotidiano online lettera43 riporta i siti su cui sta indagando la magistratura su input di Giuseppe Ragalbuto, presidente della commissione speciale per le miniere dismesse siciliane, stante l’immobilità della Regione Sicilia.Lo smaltimento di rifiuti tossici e nucleari in Sicilia sembra precedere di un certo numero di anni quello campano, dunque si può ipotizzare che la camorra abbia “preso spunto” dai malviventi siciliani. Gli abitanti che vivono nei dintorni di cave e miniere in varie province, Enna, Sicuracusa, Caltanissetta, Agrigento, presentano un’incidenza di tumori e leucemie più elevata rispetto alla media nazionale.Passando alle raffinerie, il caso più eclatante è quello di Gela, la città dei neonati malformati. QuotidianodiGela.it ha riportato il rapporto di quattro ricercatori, che spiegano: “L’aggiornamento sulle anomalie congenite osservate nei nati nel 2003-2008 conferma l’eccesso di ipospadie. I risultati e la presenza nell’ambiente e in liquidi biologici di inquinanti pericolosi per lo sviluppo embrio-fetale supportano una plausibilità eziologica multifattoriale”. Potete leggere l’intero rapporto cliccando qui.
Circa il MUOS, sul sito dell’associazione “No Muos” di legge che esso consiste in “un moderno sistema di telecomunicazioni satellitare della marina militare statunitense, composto da cinque satelliti geostazionari e quattro stazioni di terra, di cui una a Niscemi, dotate di tre grandi parabole del diametro di 18,4 metri e due antenne alte 149 metri. Sarà utilizzato per il coordinamento capillare di tutti i sistemi militari statunitensi dislocati nel globo”. Un impianto perciò che produce delle onde elettromagnetiche, le quali si irradierebbe su tutto il territorio siciliano eccetto i vertici estremi della regione. Secondo i più recenti studi scientifici, le onde elettromagnetiche interagiscono col sistema nervoso e sono in grado di provocare alterazioni dell’umore e mal di testa oltre a essere un potenziale fattore scatenante di tumori. Nonostante ciò, gli Stati Uniti fanno in Sicilia quello che gli pare,tanto che si ha il serio dubbio di parlare di una regione italiana, in quanto essa sembra più una colonia americana".

Nessun commento:

Posta un commento