lunedì 18 agosto 2014

Alla faccia della mafia - Vicenda del cantante neomelodico Pino Marchese

di Giorgio D'Amato, in collaborazione con Apertura a Strappo.

Ma quanto si stava bene quando c'era don Vito, c'era pure il signor conte Cassina - suo grande amico - che era come un cane, ad ogni alzata di zampa pisciava e come niente spuntava un palazzo; era tutto cemento armato e muratori in nero che mettevano piani sopra piani che le montagne dei mandarini e dei limoni non si vedevano più; i padri di famiglia di Borgo Vecchio e di Borgo Nuovo lavoravano tutti, avevano le tasche piene e ringraziavano la mafia che gli faceva mettere le belle fette di carne a tavola.

E arrivata l'estate, nei quartieri, per la ricorrenza del Crocifisso o di Santa Teresa i comitati dei festeggiamenti preparavano palchetti con fiori luci e musicanti, tra i cori di sii troppu bieddu usciva Pino Marchese, giacca bianca e camicia celeste - cantava in napoletano pure che era nato all'Olivella. Lui da piccolo aggiustava scarpe, poi la sua voce che era bella fu notata e gli fecero incidere i dischi.


Bello Pino e bella la città, lui cantava Palermu è nu villinu (1) tra applausi e sguardi di donne che da Pino erano ammaliate, si sentivano un fuoco a guardarlo, e a lui piacevano, le raccoglieva a mazzi.

Fu dopo un concerto che i suoi occhi incontrarono quelli di Giuseppina, donna sposata e sorella del killer Giuseppe 'u lucchiseddu, quello che insieme a Pino Greco 'u scarpuzzedda non si sa quante persone ha ammazzato, pure cento.

Pino e Giuseppina si amarono infrangendo tutte le regole di sopravvivenza in una città mafiosa, sfidarono i valori di Cosa Nostra che non tolleravano relazioni extraconiugali nell'ambito della famigghia.

Questo Pino Marchese cantante malafine deve fare, gliela organizziamo noi la sua ultima cantata, bello sarà.

E intanto a Pino cominciarono a cancellare tutte le date dei concerti, no, signor Marchese, il comitato ha deciso di prendere un altro cantante. Tutti così gli dissero. E la gente non comprava più i suoi dischi, e chi li aveva li buttava per non farseli vedere in casa, era pericoloso tenerli. I carrettini della via Bandiera le sue cassette non le avevano, anzi, non le volevano. E la gente, se gli chiedevi, ti rispondeva che le canzoni di Pino Marchese non le cantava.

Così gli avevano detto alle persone, voi questo di qua dovete fare finta che non è mai esistito.

Poi, il 26 luglio del 1982 un gruppo armato ferma Pino e se lo porta in un magazzino. Lì ci trova il fratello di Giuseppina con gli occhi arraggiati. Lo ammazzano, gli tagliano le palle e gliele mettono in bocca.

Lo ritrovano in una 127 nera parcheggiata in piazza Indipendenza.

Pure Giuseppina viene ammazzata, pure lei ha tradito - 'u lucchiseddu si fa aiutare da scarpuzzedda, lui da solo non se la sente di andare ad ammazzare sua sorella, lui forse non vorrebbe ma le regole sono regole (questa ammazzatina incrinerà l'amicizia tra i due). È così che Giuseppe 'u lucchiseddu riporta l'onore nella famigghia.

Ma succede una cosa che 'u lucchiseddu non si aspettava.

Tutti quelli che lavoravano nei palazzi che faceva costruire il conte, tutti quelli di Borgo Vecchio e di Borgo Nuovo, tutti quelli di via Bandiera e della via Messina Marina, pure quelli della Kalsa, tutti si comprarono i dischi di Pino Marchese, tutti tutti. E Pino Marchese in quel periodo vendette più di Mario Merola, mai era successo che un palermitano battesse il cantante dei guappi.

Il popolo palermitano disubbidì al comando dei mafiosi, glielo fece capire, noi ci sentiamo la musica che vogliamo noi.

E nelle case e nelle strade la canzone più bella di Pino Marchese, faceva così: Nun t'avesse mai incontrata assai meglio avesse state. Forse Pino se lo immaginava come doveva andare a finire, questa canzone a sentirla smuove la bocca dello stomaco, a chi per commozione, a chi per rabbia di cuore. Alla faccia della mafia.

Tanti palermitani purtroppo questo coraggio di fare a testa propria non l'hanno più avuto.







Note

1) Pino Marchese, cantante neomelodico palermitano ucciso dalla mafia nell'agosto 1982. Il suo corpo venne ritrovato nella centralissima Piazza Indipendenza, in pieno giorno, con i testicoli in bocca.  Due articoli. Quella strage in onore di Cosa Nostra (Repubblica). Il codice d'onore dei corleonesi (Corriere). Ecco la canzone citata:


2) Leggi questo post di StupeFatti Blog sull'estate 1982. "Le femmine nude e le ammazzatine, scorre il sangue a Palermo". 

3) "Popolo assai stranu, chiddu palermitanu! Prima si fa intimidire dai mafiosi e la finisci di ascoltare il cantante preferito Pino Marchese, beddu e bravu, ma puru fimminaru! Poi, quando il neomelodico cantante, cchiu famoso ri Mario Merola, viene ritrovano morto con gli attributi in bocca - andarono forse in un terreno proibito? - , si sente libero dall'obbligo e mette i suoi dischi “a maciari”, alla faccia dei mafiosi! E mentre si diffondono le note, che sembrano di presagio: “Nun t'avesse mai incontrata assai meglio avesse state”, la stessa fine tocca alla sua ‘nammurata Giuseppina. L’onuri ra famigghia è ricuperatu e tutti vissero felice e mafiusi!" M.R. (Sempre su Apertura a Strappo)

3) Attualizziamo. 18 giugno 2014, il cantante neomelodico Gianni Vezzosi canta alla festa del boss, il video (Resapublica). Leggi pure qui. 

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