mercoledì 23 luglio 2014

Segni dei tempi: pugni in faccia gratuiti, ragazze che si tagliuzzano e ragazzi che spingono ragazze a suicidarsi


Cose nostre. Cose nuove. Cose significative. Segni dei tempi. Tipo fare qualcosa e condividerla sul web. Alcune aberrazioni. 
KNOCK OUT GAME

Ecco una bella moda che arriva dagli Usa. Si chiama "Knock Out Game". Alcune notizie. Marzo 2014. A Roma ragazzini si sballano locali locali e poi danno un pugno in faccia ad un passante, mentre l'amico lo filma col telefonino. Il video viene condiviso sul web e parte la sfida a chi ha più visualizzazioni, likes e condivisioni. Come idiozia e arbitriarietà mi fa pensare alla faccenda dei sassi dal cavalcavia, ma qui c'è la riproduzione digitale. Comunque sono cose che in America esistono da almeno una decina d'anni. Leggi la notizia su Repubblica. Leggi un approfondimento su Si24. Leggi pure: "Knock Out Game. Bulli in azione a Napoli, Palermo e Venezia" (Corriere). 

Giugno 2014. Palermo. Una ragazza colpita da un pugno senza motivo. Forse vittima anche lei di un "Knock Out Game". Leggi la notizia su LiveSicilia. 

24 luglio 2014. Palermo, studentessa aggredita in pieno giorno. Le sferrano un pugno in faccia e vanno via ridendo (BlogSicilia). 

26 settembre 2014. Palermo, coppia aggredita alla cala. In azione gang knock out game (BlogSicilia). 

3 novembre 2014. Viale Lazio, un uomo in macchina, un gruppo apre lo sportello e lo pesta. I giornali parlano di Ko Game (Il Sito di Palermo).

FEBBRAIO 2014, I FATTI DI BOLLATE
Di seguito un brano di "Leader Come Francesco - Perchè il Papa  un genio del marketing" di Bruno Ballardini, (2014, Piemme). Un libro che mi è capitato di recensire per MyMarketing e Satisfiction. Comunque il Papa, nel discorso qui di seguito, non c'entra niente. 
Un episodio che dà la misura della "temperatura etica" media delle nuove generazioni è quello capitato a Bollate a febbraio di quest'anno, davanti all'istituto tecnico Primo Levi (1). Un video su Facebook rivela tutto. Poco dopo le dieci del mattino, nell'intervallo per il cambio dell'ora, i ragazzi escono rumorosamente, si distribuiscono nei soliti gruppetti, parlano, urlano. Sono oltre duemila tra il Levi e l'Erasmo, un istituto vicino. Improvvisamente in un gruppo più numeroso inizia uno scambio di insulti pesanti. Due ragazze quattordicenni, dalla faccia, come si direbbe, "pulita" cominciano a scambiarsi complimenti che starebbero bene in bocca ai personaggi della mala in un film. Intorno a loro ci sono già una ventina di ragazzi che assistono divertiti ai primi calci che partono dalla bionda, altri accorrono da altri gruppi per godersi la scena. (...) Giovanna, bionda, tuta grigia, si scaglia contro Sara, mora, jeans, giacca marrone, esile. Sara chiede aiuto. Il "pubblico", anzichè intervenire, ride, incita la bionda a pestare la mora. Sembra un film. Anzi, è un film, perchè qualcuno filma con lo smartphone tutta la scena. E su Facebook finiscono non solo gli insulti ma anche il tifo della folla che non interviene minimamente, fino a Giovanna che tira i capelli a Sara per portarla a terra e, una volta a terra, la prende a calci in faccia. "Pisciatura, piangi!" urla Giovanna a Sara dopo il pestaggio. Hanno solo 14 anni. (...) La cosa più grave in assoluto è quella a cui nessuno ha reagito, ovvero il fatto che abbiano filmato e postato sul social network questo orrore per condividerlo. Perchè se viene condiviso significa che per una larga collettività costituisce un valore in cui riconoscersi. Il social network non ha colpa, ma può diventare uno strumento potente per diffondere questo tipo di valori quando dall'altra parte c'è il vuoto assoluto.

LA STORIA DI AMNESIA

Non basta l'esempio? Allora vediamo, cosa può esserci di peggio ancora, rispetto a questo "gioco" di gruppo? Un altro "gioco" di gruppo. Che però stavolta avviene dietro a monitor di computer collegati in rete social: il gioco è convincere qualcuno a suicidarsi. E' quello che è accaduto ad Amnesia (è questo il nome con cui si presentava in rete), una quattordicenne di Fontaniva che si è tolta la vita buttandosi lo scorso febbraio dalla terrazza sul tetto dell'ex Hotel Palace di Borgo Vicenza a Cittadella (2). Prima di farlo ha scritto cinque lettere: una è quella che la nonna ha ritrovato a casa, le altre sono rimaste sul tetto. Era stata presa di mira da uno sciame impazzito di suoi coetanei su Ask.fm, il social network oggi più spesso accusato di favorire il cyberbullismo.

"Fammi una domanda" è lo slogan di Ask.fm. Ad Amnesia non ne è stata risparmiata nessuna. "Suicidati", "Cosa stai aspettando?", "Di morire" rispondeva lei. Ma era solo una dark, sfogava così il suo male di vivere, forse un pò di complessi per essere rifiutata dagli altri, il timore di essere ancora grassa e la timida soddisfazione di essere dimagrita fino a 55 kg. Più mostrava la sua debolezza, la sua fragilità, più il branco virtuale si accaniva su di lei con insulti e inviti a suicidarsi. "Secondo me tu stai bene da sola!!! Fai schifo come persona!!!", "Spero che uno di questi giorni taglierai la vena importantissima che ce sul braccio e morirai!!!", "Sei una ritardata, grassa e culona, fai finta di fumare, ma non aspiri, fai finta di bere, ma non bevi, fai finta di essere depressa per attirare l'attenzione, sei patetica". Ma in ogni momento in cui le era possibile Amnesia tornava davanti al monitor a cercare risposte dagli altri. E da quell'entità impersonale che si chiama Ask.fm, con cui aveva appuntamento tutti i giorni. In poco tempo ha risposto 1148 volte alle domande che le arrivavano su Ask.fm soprattutto dopo aver mostrato i tagli sulle sue braccia, fatti con un temperino (3). La tempestavano di richieste di foto delle ferite. Aveva ceduto ma poi aveva deciso di togliere l'immagine. "Secondo me, i tagli sono tutti delle piccole bocche che gridano aiuto" ammette. "Ti tagli solo per farti vedere..." insistono. E di lì altri inviti al suicidio in un crescendo che improvvisamente si interrompe. Nel silenzio. Non c'è più nessuno che risponde, nessuno che fa domande. Amnesia è volata in cielo. (Fonte: Il Mattino di Padova, 11 febbraio 2014).

Cos'è Ask.fm? E' uno tra i social oggi preferiti dagli adolescenti. Va forte tra i 13 e i 16 anni. Creato da un'idea dei fratelli lettoni Ilja e Mark Terebin, è un sito con 60 milioni di iscritti. Una gran parte sono under 18. Questo è quello che accade quando si mette un potente mezzo di prossimità virtuale specializzato nel "dare risposte" (su qualsiasi argomento, compreso il "cazzeggio" giovanile) in mano a una moltitudine di ragazzini che non hanno risposte nè dalla famiglia, nè dalla scuola, in una totale assenza di valori di riferimento.

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