lunedì 23 giugno 2014

Nostro Padre Stalin


18 dicembre 1948, Mosca, Unione Sovietica. Contro il cielo sopra il Cremlino viene proiettato il faccione luminoso di Nostro Padre Stalin (1). Il popolo in visibilio. I cori: "Padre carissimo Padre carissimo Padre carissimo".  Stalin, senz'altro un dittatore di successo. I suoi due omologhi fascisti (Hitler e Mussolini) sono morti tre anni prima in modi piuttosto cruenti e disonorevoli. Stalin invece muore di vecchiaia - nel proprio letto - cinque anni dopo (5 marzo 1953). La salma verrà imbalsamata ed esposta al pubblico e ciò scatenerà l'ennesima Scena Esemplificativa e Metaforica. Nonostante la temperatura sotto zero, infatti, si formano immediatamente lunghe code di persone che desiderano rendere l'ultimo omaggio al dittatore defunto. Troppe, davvero troppe persone, tanto che nella calca centinaia di queste persone vengono uccise, calpestate o schiacciate contro le transenne. Così Stalin – disteso, morto, imbalsamato - riuscirà ad ammirare un'ultima volta l'Unione Sovietica che ha plasmato. Popolo ammassato e impersonale, culto della (sua) personalità, timore e ubbidienza, morti e violenze spesso arbitrarie e indiscriminate. I funerali di Stalin sono il perfetto epilogo della sua storia cupa e tragicomica.

5 marzo 1953, 9.50 del mattino. Stalin muore per emorragia cerebrale. La notte prima ha avuto un infarto mentre si trova presso la sua dacia in campagna. I medici accorrono ma possono fare ben poco. Quasi non conoscono Stalin. Il suo quadro clinico. Pochi mesi prima infatti il dittatore ha fatto arrestare il suo medico personale – il prof. Vinogradov – perchè non ha gradito le sue ultime diagnosi. E non è la prima volta che Stalin se la prende con i medici. Nel dicembre del 1927 il neuropatologo Bekhterev scorge in lui i segni di una “gravissima paranoia” e lo confida a un suo assistente. Nemmeno il tempo di rincasare che il medico muore in circostanze oscure.

Paranoia. Il dittatore ha un'abitudine. Tiene un libro aperto sulla scrivania dove ogni giorni scrive a proprio piacere qualche centinaio di nomi di persone da uccidere o mandare nei campi di lavoro in Siberia. Gente che dà fastidio al regime, gente che potenzialmente potrebbe dare fastidio al regime, gente che per il regime se smette di esistere è meglio. Per eseguire questi compiti Stalin ha creato una polizia segreta, l'NKVD, i cui soldati sono obbligati a dimostrargli continuamente fedeltà assoluta. E, per tenerli in riga, Stalin è solito farne uccidere un certo numero ogni anno.

I primi massacri di Stalin avvengono nei mesi immediatamente successivi alla sua definitiva presa del potere, nel 1929. E' l'inizio dell'era sovietica Niente scherzi. Mentre nel resto del mondo il capitalismo subisce la sua prima devastante crisi, infatti, l'Unione Sovietica vara il suo prima Piano Quinquennale per trasformare il paese da nazione contadina e supremamente arretrata a potenza industriale. Non c'è umanità. I sudditi del regime devono sottomettersi alla mannaia sanguinosa del regime. E questa mannaia si chiama Obiettivi di Produzione. Il Governo apre centinaia di immensi e spersonalizzanti stabilimenti industriali e diventa in pratica il datore di lavoro di tutti i cittadini sovietici. Assentarsi da lavoro, combinare disastri o tenere una condotta non-consona sono reati punibili per legge. Non ci sono ragioni che tengono Il Fine Giustifica I Mezzi. Spesso i responsabili delle fabbriche vengono giustiziati per non aver raggiunto gli Obiettivi di Produzione. La produzione industriale sovietica però sale alle stelle. Stalin ha vinto.

Intanto, nelle campagne, c'è La Tragedia. Stalin ce l'ha con i contadini (2). Vuole una nazione industriale. Punto e basta. Se ci sono eccedenze di cibo, queste vengono spartite tra gli operai delle fabbriche. Niente per i contadini. Perchè loro sono un problema. Non sono ubbidienti. E' più difficile gestirli, controllarli. Sono stati costretti a mettere in comune terra, bestiame e macchinari e in migliaia hanno preferito bruciare le proprie terre e uccidere il proprio bestiame. Ciò ha provocato una carestia spaventosa e un numero imprecisato di milioni di morti. Si racconta che per la fame alcuni genitori arrivano perfino a mangiare i propri figli morti. Storie di genitori che escono di senno e uccidono i propri figli. Storie di figli che uccidono i propri genitori. Di follia e di miseria. Cannibalismo. Orrore. Perchè c'è fame. Fame nera. E c'è freddo. Inumanità. Ostilità della natura e dell'uomo. Il Regime, poi, è particolarmente efferato con le zone e le categorie sociali che si ribellano alle imposizioni collettivistiche. E' un'orgia di arresti, deportazioni, fucilazioni. Stalin punta la categoria dei cosiddetti “kulaki” - agricoltori benestanti che si oppongono all'esproprio proletario – e li fa praticamente sterminare. E poi l'Ucraina. L'Ucraina è colpita con metodi mai visti prima. Il Partito manda i soldati a requisire il cibo. Le provviste. I sacchi di grano. I militari irrompono nelle case, spalancano le porte con un calcio, insultano, picchiano, ammazzano e sequestrano ogni genere alimentare conservato in casa. I capi del Partito – con un calcolo freddo e lucido - decidono così di ammazzare il popolo ucraino. Farli morire di fame. Ci sono 3 milioni di morti in pochi anni, solo in Ucraina. E poi ci sono i bambini. L'Unione Sovietica viene invasa da bambini orfani e sporchi che vagano per le città rubacchiando, mendicando, aggredendo, piangendo. Diventano una vera e propria piaga sociale. Stalin a un certo punto permetterà alle forze dell'ordine di sparare ai bambini dai 12 anni in su. Ma non importa. Gli anni del massacro ucraino sono stessi anni in cui l'Unione Sovietica registra un'impennata stratosferica delle esportazioni di grano. Diventa il primo paese esportatrice di grano. E' il grano dell'Ucraina. Stalin vince di nuovo.

Ma è tra il 1933 e il 1939 che il terrore staliniano dà il meglio si sé. Le grandi purghe staliniane. Il dittatore comincia a perseguitare, arrestare, deportare e uccidere praticamente chiunque non gli vada a genio. Chiunque, veramente chiunque, può rappresentare – anche solo nella sua testa – un ipotetico pericolo. Un traditore del Comunismo. Un Nemico del Popolo. Paranoia. Stalin crea una mastodontica rete di spionaggio. Centinaia di migliaia di persone  in tutto il territorio sovietico che osservano, ascoltano, origliano, prendono nota, parlano e denunciano. Tutto governato e diretto dalla paranoia di Stalin. Ci sono spie ovunque. La privacy non esiste più. 

Ma non c'è solo lo spionaggio. C'è anche la pulizia interna. Nel 1934, durante il XVII congresso del partito, più di 300 delegati esprimono la propria disistima nei suoi confronti votando contro di lui ed eleggendo al suo posto Sergei Kirov, che meno di un anno dopo viene misteriosamente assassinato. Stalin prende il comando delle indagini e trasforma l'assassinio di Kirov in una “congiura contro lo stato” che porta ai grandi processi nel 1936/36 in cui il dittatore riesce a fare piazza pulita – pulizia interna, appunto – nel partito. Oltre 1000 delegati (su 1200) vengono condannati alla pena di morte o alla deportazione nei gulag. 89 dei 130 membri del Comitato Centrale vengono fucilati.

Il terrore staliniano. Si calcola che durante il suo Regime (1929/1953) siano state deportate in Siberia nei campi di lavoro o “gulag” più di 40 milioni di persone, 15 milioni dei quali trovano la morte. Tra il 1934 e il 1938, poi, circa 7 milioni di persone sono “scomparse”. Una delle attività preferite dai dirigenti comunisti è infatti stilare lunghe liste di persone da far sparire. Migliaia. Decine di migliaia. Si racconta che Stalin in persona, a volte, deluso dai numeri esigui dell'ennesima lista, scrivesse in fondo al foglio la formula “+6000”. E cioè: trovatene e ammazzatene altri seimila. Non importa chi. Vedetevela voi. Male non farà.

Fucilazioni di massa, su tutto il territorio sovietico. E fosse comuni. L'Unione Sovietica è disseminata di fosse comuni. A migliaia. Si racconta di grossi camion che sfrecciano per i villaggi e si dirigono verso le campagne, i boschi, le foreste. Camion con la scritta “frutta o verdura”. Camion che si lasciano dietro – letteralmente – un robusto rivolo di sangue che macchia le strade e ricorda ai cittadini sovietici il posto in cui vivono.

Stalin riesce a piegare una nazione immensa e un popolo orgoglioso. Si accanisce contro la propria gente. Ne fa carne da macello. Ma ha le sue ragioni. Deve forgiare il popolo sovietico e creare una nuova umanità. Non importa a quale prezzo. Avere pietà non ha senso. E non bisogna abbassare la guardia, mai. Nel 1945, quando l'Armata Rossa entra a Berlino, Hitler si suicida e L'Unione Sovietica vince la guerra, l'unico che non festeggia è lui. Stalin è terrorizzato dall'eventualità che i soldati sovietici - giunti nella Berlino nazista, a un passo dalle perverse Francia e Italia - vengano sedotti dalle idee europee. Diventino molli, effemminati, indisciplinati. A loro ritorno tratta i soldati vincitori alla stregua di traditori. Allo stesso modo, i superstiti dei campi di concentramento europei. Li manda tutti nei gulag. Per essere “rieducati” alla vita sovietica.

Per Stalin infatti tutto è paura. Tutto è potenziale pericolo. E man mano che invecchia diventa sempre più pauroso e paranoico. Per il timore di essere avvelenato, giunge a incaricare quindici persone incaricate ad assaggiare il suo cibo. 


L'unica cosa che lo tranquillizza - il suo balsamo illusorio, la sua droga megalomane - è la continua conferma ed esteriorizzazione del fatto che il popolo lo ama. Che lui sia venerato e letteralmente santificato. Fin dall'inizio del suo regime pompa al massimo il discorso del culto della (sua) personalità. Un esempio. Si mette a perseguitare e tormentare il clero ortodosso e nei luoghi di culto fa sostituire le immagini sacre, le Madonne, i Cristi, i Santi, con tante fotografie del suo faccione baffuto. Anno dopo anno, poi, la sua santificazione giunge ovunque. Iconografia staliniana. La fede cristiano ortodossa cambia semplicemente oggetto, non modalità. In ogni abitazione sovietica diventa un obbligo appendere al muro un ritratto di Stalin. Nelle scuole i bambini recitano poesie che elogiano la sua grandezza e la sua virtù. Le pareti scolastiche sono tappezzate di manifesti con scritte tipo “Grazie compagno Stalin per la nostra infanzia felice”. Nelle manifestazioni pubbliche i bambini corrono verso di lui porgendogli dei fiori. Una delle immagini più famose di quei tempi (qui accanto) è una foto del dittatore che tiene in braccio una bambina di sei anni – tale Gelya Marikova – con sopra la scritta “Amico dei bambini”. In seguito il padre di Gelya verrà accusato di essere una spia dei giapponesi e giustiziato. Mesi dopo la madre verrà dichiarata Moglie di un Nemico Del Popolo e fatta fucilare.

Stalin mantiene il potere fino alla fine della sua vita ed è il dittatore più di successo della storia. E' temuto ma anche tanto amato. Quando si presenta in pubblico viene applaudito a lungo, molto a lungo, tutti i presenti si spellano le mani per applaudire il loro dittatore e nessuno vuole smettere di battere la mani e anzi in realtà nessuno ha il coraggio di smettere di battere le mani perchè chissà se succede che Stalin se ne accorge o qualcuno se ne accorge e lo dice a Stalin e quindi tutti continuano a battere le mani all'infinito finchè è passata già mezz'ora e poi un'ora e poi due ore e nessuno vuole smettere di battere le mani. Nessuno ha il coraggio di farlo. Una situazione tanto imbarazzante che si ripete ogni volta che Stalin si presenta in pubblico, finchè i capi del partito trovano uno stratagemma. Una campanella che viene suonata dopo un tempo ragionevole di ragionevole applauso, ovazione e acclamazione. Una campanella che è il segnale che tutti possono smettere di battere le mani senza temere per la propria incolumità fisica. Perchè tutti temono e tutti amano Nostro Padre Stalin. Tipo laggiù in Siberia, dove le temperature scendono fino a -40 e la pipì si congela dentro la vescica e le mani si spaccano mentre si lavora e il manico del piccone si sporca di sangue perchè le mani si spaccano mentre si lavora e le persone vengono trattate come bestie e le guardie se va bene li prendono a calci mentre lavorano e la vita umana non vale un cazzo, laggiù, in quell'inferno ghiacciato chiamato gulag, in quell'apice della spersonalizzazione, in quel capolinea dell'umanità, lì i prigionieri generalmente continuano a credere nella bontà di Nostro Padre Stalin. Credono sinceramente che tutto ciò avvenga all'insaputa di Stalin. Nostro Padre Stalin. Salvaci tu. I prigionieri indirizzano al loro dittatore milioni di lettere che non ricevono mai risposta. Ah, le lettere non arriveranno mai a destinazione! Di sicuro ci sarà qualcuno che le blocca in qualche punto del percorso. Che le apre tutte e ne fa un mucchietto, versa sopra benzina e ne fa un bel falò! Ma se solo arrivassero a destinazione! Se solo Stalin le leggesse! Se solo Stalin sapesse!


Note

1) Sta cosa del faccione proiettato sul cielo mi fa impazzire. Non posso fare a meno di pensare a Batman e al fascio di luce a forma di pipistrello che viene proiettato sul cielo di Gotham City quando c'è bisogno di lui. Ma non è l'unico elemento della vita di Stalin che mi fa pensare ai supereroi. Lo stesso soprannome “Stalin” significa Acciaio, Steel in inglese, e per estensione Uomo d'Acciaio, Man of Steel, che è uno dei modi in cui è chiamato Superman. Se si fosse chiamato "Uomo di Ferro" era invece: Iron Man. Niè, mi fanno impazzire ste cose. 

2) “Niente pane sulla tavola, ma Stalin sulla parete” detto contadino.


4) Informazioni prese dai libri "I personaggi più malvagi della storia" di Shelley Klein e Miranda Twiss (Newton Compton Editori) e "Tiranni" di Clive Foss (Focus Storia) e dai questo documentario, da quest'altro e da quest'altro ancora. 

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