domenica 15 giugno 2014

Dipendiamo dagli altri e ci sentiamo in dovere di avere opinioni su tutto, perchè la nostra identità è finita in questa mischia?


Tutti amano i mondiali? Allora io li odio. Tutti odiano i mondiali? Allora io li amo (1). Tutti grillini? Allora io sono antigrillino. Tutti antigrillini? Allora io sono grillino. Tutti maschilisti? Allora io sono Pro Lgbt. Tutti Pro Lgbt? Allora aspetta che faccio una provocazione maschilista.

L'identità è questione di Posizionamento, come nel Marketing. Dipende dagli altri. Da tutti gli altri. 

Siamo Qualcuno soltanto rispetto al complesso scacchiere del Mercato delle Identità. Sempre è stato così, più o meno, ma adesso - terzo millennio, social network, overload informativo - adesso è tutto più veloce, frullato, scorticante. Adesso la logica di mercato rischia di diventare l'unica logica possibile e ammissibile delle questioni che riguardano l'Identità personale.

Per sentirsi Qualcuno bisogna Distinguersi, andare controcorrente, ma il fatto è che anche andare controcorrente è ormai superato, perchè tutti vanno controcorrente. Quindi bisogna andare controcorrente rispetto a quelli che vanno controcorrente e poi andare controcorrente rispetto a quelli che vanno controcorrente rispetto a quelli che vanno controcorrente, e così via, in un balletto infinito in cui si ondeggia perennemente tra sentirsi Qualcuno e sentirsi Nessuno.

Balletto che produce: nevrosi, stress, ansia.

Le Opinioni - prima privilegio per pochi, ora diritto e dovere di tutti, che ci intridono tutti e ci rendono tutti così fieri e orgogliosi - le Opinioni si staccano definitivamente dal ragionamento, dalla conoscenza e dalla ricerca della verità e diventano semplicemente martelli identitari, trombette e tromboni da tifo da stadio. Servono soltanto a tracciare solchi, ad innalzare mura divisorie. Sono fonte di chiusura, non di apertura (2).

E inoltre: bisogna pensare velocemente - o forse semplicemente scegliere velocemente tra diverse opzioni - per arrivare velocemente ad una Opinione da usare subito - il prima possibile! - come arma tagliente nella perenne battaglia del Dibattito. Bisogna avere Opinioni facili da comunicare e da difendere. Ne va della nostra Identità. E poco male se sono Opinioni plastificate, preconfenzionate, pappa pronta.

In questa frenesia carica di ansia, non esiste ascolto, compromesso, dialogo, confronto. Tutte le Opinioni si radicalizzano, si fissano in Prodotti belli e Pronti. Pietrificate, sclerotizzate, anche le Opinioni migliori - prive ormai di slancio dialettico - diventano malate, distorte, pericolose. E dunque, in questa frenesia carica di ansia, anche i tolleranti diventano intolleranti, e l'intolleranza dei tolleranti forse è la cosa peggiore in assoluto, perchè si fa forte di una presunta superiorità morale. Diventa fanatismo, e il fanatismo - di qualunque segno sia - è sempre malattia.

Non c'è stato mai tanto Vuoto che in questa forsennata e ottusa ansia di sembrare di essere Qualcuno, che racchiude la certezza tormentosa di essere Nessuno, se non si fa o si pensa qualcosa di straordinario.

Forse, però, basterebbe respirare due secondi e finirla di dipendere così tanto dagli Altri. Trovare il proprio baricentro, equilibrio, definizione, al di là dei posizionamenti rispetto agli Altri. Capire che il grimaldello della Conoscenza - da cui discendono le vere Opinioni - sono le Domande e non le Risposte. E per fare le domande giuste c'è bisogno di silenzio, osservazione, finirla di dipendere così tanto dagli Altri e soprattutto respirare due secondi.

Note

1) Scrive Marco Martorana su Facebook, in occasione dei mondiali di calcio. "Ero tentato di scrivere qualcosa riguardo al fatto che non me ne frega niente dei mondiali, ma poi ho pensato che scrivendo qualcosa riguardo al fatto che non me ne frega niente dei mondiali sarei stato mediocre tanto quanto chi scrive qualcosa riguardo al fatto che gli piacciono i mondiali. allora ho pensato che avrei scritto qualcosa riguardo al fatto che non avrei scritto nulla riguardo al fatto che non me ne frega niente dei mondiali, ma adesso non so se è peggio:
1. chi scrive qualcosa riguardo al fatto che gli piacciono i mondiali
2. chi scrive qualcosa riguardo al fatto che non gliene frega niente dei mondiali
3. chi scrive qualcosa riguardo al fatto che avrebbe voluto scrivere qualcosa riguardo al fatto che non avrebbe scritto nulla riguardo al fatto che non gliene frega niente dei mondiali".

2) Appunti per un saggio sulla faziosità. "La verità è che questo Paese si amano le Chiese, e le Chiese hanno sempre bisogno di santi e di martiri, poco importa se veri o piuttosto costruiti per l’occasione; in Italia si ama il conformismo, esso è espressione della pigrizia nazionale, dell’oscena vocazione a belare nel coro: fosse quello berlusconiano, fosse quello dei vuoti rituali dell’antimafia da operetta. Dire che non ti piace uno dei noiosissimi libri di Saviano, equivale ad andare a cena con Bidognetti o a fare affari con Schiavone. Sei finito. Chi ha avuto la patente di antimafioso può dire fare quello che vuole perché nessuno oserà avanzare la minima critica. Può scrive delle opere illeggibili, fare film osceni eppure tutti in coro, con vuoto e fascistissimo unanimismo italico, stanno lì a porgere il loro servo encomio. Nessuna voce critica si distingue. Il conformismo violento spegne ogni intelligenza". Domenico Valter Rizzo, Il Fatto Quotidiano, estate 2013. "Dopo trenta conversazioni, comincio ad avere un’idea della vera situazione di questo paese. Non opinioni, ma fazioni. Pochi liberali, la miseria e il suo sfruttamento, e, gradualmente, una certa inerzia”. Osservazione di Albert Camus sull’Italia.  Dai “Taccuini”, 4 dicembre 1954

3 commenti:

  1. Articolo molto bello, peccato che non ci siano altri commenti qua!
    E' bello trovare riscontro dei propri pensieri che magari a volte sono un po' vaghi, in un testo scritto che sintetizza il mio pensiero! E lo ordina nella mia testa.
    Ho notato anche che nella conversazione e' molto facile arrivare all' incomprensione, fino al punto di non capirsi...neanche impegnandosi. Ognuno apporta teorie a favore della propria causa e diventa cosi' una sorta di battaglia verbale come da te scritto. E questo mi fa venire in mente una cosa, un detto, "lo stupido discute, il saggio tace".forse per nostra natura sarebbe meglio tacere tutti. Perché tutti siamo uguali ma vogliamo fare i diversi. Io credo che l unico modo per crescere sia essere di mente aperta.sempre. un saluto! (Tanto per rendermi conto di avere davanti una persona!)

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    1. Si ok, però potevi almeno scrivere chi sei :)

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  2. Diciamo che remare contro corrente e remare a favore della corrente "fa futtiri di ririri u coccodrillu" che sa che le due operazioni sono buffe. Infatti nel primo caso remi e sudi per rimanere fermo, nel secondo remi e sudi per muoverti ma ti saresti mosso lo stesso. Il proverbio è africano: Ramer dans le sens du courant fait rire les crocodiles

    Io credo che il coccodrillo ha risolto l'antinomia tra sentirsi qualcuno e nessuno. ha ha ha ha ha !!!

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