venerdì 7 marzo 2014

Schegge di vita di straordinarie puttane: Sibilla Aleramo

di Lucia Immordino

Rina Faccio, in arte Sibilla Aleramo (Alessandria, 1876-Roma, 1960). Autrice capace, vagabonda spregiudicata, Sibilla Aleramo, in verità Rina Faccio, incarna alla perfezione l’emancipazione femminile della Belle Epoque. E’ diva, dinamica, disinvolta, seduce in maniera istintiva. All’età di quindici anni, mentre lavora come contabile presso la ditta di suo padre, viene stuprata da un collega. I due contraggono matrimonio riparatore. Nasce un figlio. Tenta il suicidio, ma la lettura riesce a farla rinsavire e a farle accentuare la sua particolare capacità di seduzione. Sono gli anni del nascente femminismo di cui diviene subito protagonista e mette a frutto ciò che ha appreso dalle sue letture. Comincia a collaborare con numerosi periodici fino a dirigerne uno, un settimanale socialista, Italia femminile. All’età di venticinque anni abbandona marito e figlio e diviene l’amante del poeta Felice Damiani e poi di Giovanni Cena. Conosce Lina Poletti e la loro amicizia saffica le farà troncare la relazione con l’illustre letterato. Con Vincenzo Cardarelli, molto più giovane di lei, inizia una serie di amori che faranno dell’Aleramo un Casanova in gonnella, una vita inimitabile, segnata anche da amanti celebri o che lo diventeranno: Papini, Boine, Rebora, Boccioni, Franchi, Campana (3). Sibilla si sposta da un luogo all’altro: a Parigi nel 1913 conosce D’Annunzio. Nel 1925 è firmataria del Manifesto crociano degli intellettuali antifascisti, conosce l’attentatore di Mussolini, Anteo Zaniboni. Viene arrestata, ma riesce comunque ad ottenere un colloquio con il duce.
Nel chiedere di essere ricevuta gli scrive: Perché un poeta accetti nel suo spirito un dittatore bisogna che lo abbia davanti a sé, una volta per sé soltanto, e lo fissi negli occhi. Il giorno dell’udienza, Mussolini è in piedi dietro la scrivania, di spalle alla porta e declama la frase che lei gli ha scritto, si gira e la guarda intensamente. Da quell’ incontro l’Aleramo esce vincitrice: le viene concesso non solo un mensile di mille lire ma anche un premio di cinquantamila lire dell’Accademia d’Italia. Nel 1936, sessantenne, si innamora di un poeta ventenne: Franco Matacotta con cui, nonostante il compromesso fascista, avvia nel dopoguerra, la militanza nelle file del partito comunista. Nel 1943 il ministero della Cultura le ordina di trasferirsi a Salò. Lei rifiuta dichiarando vergognoso quell’estremo tentativo di salvare il fascismo. Più visionaria che profetessa, Sibilla Aleramo ha prima di tutto coltivato la sua leggenda, via necessaria per divincolarsi dal ruolo subalterno a cui il suo sesso, in quegli anni, certamente l’avrebbe destinata. Muore a Roma, ottantaquattrenne, nel 1960.

Note

1) Tre fonti principali per questo post. 1 -  Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le pari opportunità, Italiane dall’Unità d’Italia alla prima guerra mondiale, Vol. I, Dipartimento per l’informazione e l’editoria a cura di Eugenia Roccella e Lucetta Scaraffia; 2 - Sibilla Aleramo, Una donna, Feltrinelli; 3 - Il sito Donnealtri.it.

2) Da segnalare inoltre un utilissimo archivio online su Sibilla Aleramo.

3) Sulla storia con Dino Campana. 1 - Un articolo del 2000 pubblicato dal Corriere della Sera: "Aleramo e Campana. Passione sfrenata e botte da orbi". 2 - Un post di Roberto Cotroneo sull'argomento. 3 - Sul'amore tra i due, nel 2002, Michele Placido ci ha fatto un film: Un viaggio chiamato amore. A indossare i panni di Sibilla Aleramo c'è Laura Morante.

4) (La parola "puttana" nel titolo serve a collegare questo post ad alcuni già pubblicati e ad altri che questo blog deve ancora pubblicare. Un pò una provocazione un pò una riflessione sull'assurdità del termine PUTTANA inaugurata con questo post qui ndr)

4 commenti:

  1. Bel quadro di una donna coraggiosa e innovatrice. Penso eppure a tutte le donne che senza clamori fecero del femminismo una pratica quotidiana. Avendo ne la possibilità, attenzione. Non era la condizione comune.
    Penso a tutte le donne che lavorarono e anche molto presto negli anni venti e poi durante la guerra e il dopoguerra contribuirono in maniera determinante alla lotta partigiana e al bilancio familiare. Donne fortissime. Sono sempre le donne ad essere le signore delle case nel nostro novecento siciliano. Perchè la Donna sa con un battito di ciglia piegare l'uomo. L'emancipazione e lo studio non furono di pari passo, ricordo una donna siciliana che diventa medico negli anni venti (la nonna di una collega) unica donna a frequentare gli atenei. Occorreva passare per una disponibilità familiare e una apertura di vedute ( non così rare, i nobili siciliani lo erano). Sibilla Aleramo, la sua vicenda nasce dalla violenza subita. Molto può un cuore ferito. La libertà la salvò

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    1. La libertà è alla base di tutto, Cla, è proprio così!
      Grazie per la tua riflessione e il bel commento.
      L.I.

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  2. Seguo l'autrice di questo post da qualche tempo, trovo le sue ricostruzioni storiche sempre molto puntuali e al contempo non convenzionali.
    Grazie, anche oggi ho imparato qualcosa
    pat

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  3. Io imparo da tutti voi e conto di migliorare in merito al vostro contributo.
    Grazie sempre mia cara.
    Luce.

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