domenica 16 marzo 2014

RompiFatti: L'unica certezza è la morte

E' opinione comune che la morte sia certa. Anzi, che sia l'unica certezza nella vita. Ma questa affermazione non ha senso. Perchè se si afferma che la morte è l'unica certezza della vita allora si afferma pure che la morte non è l'unica certezza della vita. Spieghiamoci meglio. Dunque, affermare che la morte sia l'unica certezza nella vita implica in realtà due certezze: la prima è quella della certezza della morte, la seconda è quella dell'affermazione che la morte sia l'unica cosa certa. Convenendo dunque nell'idea che la morte sia certa si ottengono due certezze, e non solamente quella della morte, come dimostrato. 
La dimostrazione dell'esistenza di due certezze, quella della certezza della morte e quella della certezza dell'affermazione, implica a rigore di logica l'esistenza di tre certezze: la prima è quella della certezza della morte, la seconda è quella dell'enunciato che afferma la certezza della morte e la terza che afferma l'esistenza di due certezze. L'avere individuato la terza certezza implica necessariamente la quarta, ossia l'esistenza di tre certezze che sono la morte come certezza, la certezza dell'affermazione "la morte è certa" e la certezza dell'esistenza di due certezze. Ne consegue a sua volta l'esistenza di cinque enunciati certi e così sei, sette, otto e via all'infinito. Ciò implica l'esistenza di infinite certezze.
Tuttavia prendendo in considerazione il primo enunciato che dice che la morte sia l'unica certezza, e quindi non ammettendo l'esistenza di altre cose certe - poiché "unica" - non è possibile sostenere la certezza del primo enunciato poiché non se ne ammettono altre. Pertanto si conviene che nell'affermazione "la morte è l'unica cosa certa" si possono avere paradossalmente o infinite certezze o alcuna, ma mai una.

2 commenti:

  1. Questo è un cortocircuito logico, ok, ma mi chiedo: fino a che punto serve la logica - almeno la logica di un certo tipo, diciamo: aristotelica - per spiegare la realtà? Dimostrare l'insensatezza di una proposizione come "la morte è l'unica certezza della vita" a che serve?

    Questo post breve e un pò criptico (ma criptico in modo interessante, perchè lascia tante porte aperte, e occorre che l'argomento sia approfondito e indagato in lungo in largo) mi fa pensare ai koan del buddhismo, paradossi logici che servono al buddhista a rendersi conto che la logica è uno strumento parziale e limitatissimo per giungere alla vera conoscenza. Ti copincollo qualcosa

    “I Koan sono problemi oscuri e assurdi, inventati e costruiti con cura appositamente per indurre il discepolo Zen a rendersi conto nel modo più drammatico dei limiti della logica e del ragionamento…” (da “Il Tao Della fisica” di Fritjof Capra). Ecco un esempio di koan :”Puoi produrre il suono di due mani che battono insieme. Ma che cosa è il suono di una mano sola?” (elaborato da Hakuin, un maestro Zen) (da “Il Tao Della fisica” di Fritjof Capra).

    Forse non c'entra niente, dimmi tu

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  2. La logica non ha lo scopo di spiegare la realtà. La prova di questo te lo dà il paradosso di Zenone, quello della tartaruga e di Achille. Del resto Aristotele non utilizzava la logica in questa maniera, furono più che altro i suoi discepoli di tutte le epoche a utilizzare la logica per spiegare la realtà entrando spesso (se non sempre) in contraddizione con le loro stesse affermazioni. Galileo ce ne dà un meraviglioso esempio nel Dialogo sopra i massimi sistemi, dove viene negata la prova empirica sul presupposto della logica e dell'ipse dixit.
    La logica non va però sottovalutata o messa da parte almeno per due motivi. Uno è quello semplice e immediato dell'aiuto che la logica può dare per mantenere una certa elasticità e vivacità mentale. Non a caso nei concorsi sono sempre presenti quesiti di logica. Questo si collega al secondo motivo che fa della logica uno strumento utile: l'applicazione nella quotidianità. La logica, incapace e addirittura inutile al raggiungimento della "vera conoscenza", diventa fondamentale e vitale nella vita quotidiana, nelle azioni più banali. È la logica che, utilizzando i dati dell'esperienza, ci permette di fare le associazioni più banali (come quella di scegliere gli abiti da indossare in base alla condizione meteorologica).
    Bisognerebbe chiedere poi a un filosofo o a un matematico.
    Andando, invece, al post. Beh gli stati mentali acutizzano un ragionamento portandolo all'estrema conseguenza del paradosso.

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