mercoledì 5 marzo 2014

Polvere, parole e bombardamento digitale


Mettere da parte, conservare, accumulare. Soffitte piene di cianfrusaglie messe da parte anno dopo anno perché chissà, un giorno potrebbero servire. E intanto tutto marcisce tra polvere, ragnatele e insetti. E intanto si invecchia e si muore. Mettere da parte, conservare, accumulare. Nozioni su nozioni, conoscenza, saperi. Farsi una cultura! Sapere! Capire! Soffitte piene di libri aperti una volta e mai più toccati. Ma buttarli è un peccato, perché chissà, un giorno potrebbero servire. E arriviamo al Mondo Di Oggi. Overload informativo. Bombardamento di nozioni. Cervello che trema per Tutto Questo. Ho letto nei libri di Bauman che 1) negli ultimi trent'anni sono state prodotte più informazioni che nei cinquemila anni precedenti e che 2) una sola edizione domenicale del New York Times contiene più informazioni di quante ne poteva consumare un erudito del '700 in tutta la sua vita. Detto questo, mettiamoci pure il web – in questo calderone contestualizzante – e diciamo che adesso soffitte, cianfrusaglie, polvere, ragnatele e insetti sono diventati perlopiù elettronici, digitali, virtuali. Il che è peggio. Il bombardamento diventa immateriale, impossibile sfuggirne in tempo. Radiazioni e gas tossici invece che bombe e missili. Ma, in tutto questo - domanda capitale - dov'è la conoscenza?
La conoscenza che è un’altra cosa. La conoscenza che oggi obbliga a farsi bombardare e restare in vita. Perchè scorre il sangue – sangue vivo! - nel regno della conoscenza. Altro che polvere e parole. Altro che bombardamento digitale e overload informativo e restarci secchi per cose del genere. Polvere e parole, ecco una parabola. Quella volta che l’uomo di penna e pensiero entrò nella sua soffitta e fu schiacciato dai suoi libri che da tempo lo aspettavano per franargli addosso. Quella volta che l’uomo di penna e pensiero venne schiacciato dai suoi libri – oppure colpito a morte dal bombardamento - e morì. Poi si rialzò e così - schiacciato, morto, dilaniato dal bombardamento, pezzi di corpo disseminati per la città - poi si rialzò e continuò la sua non-vita. Non-vita dove non faceva altro - per una sorta di coazione a ripetere - non faceva altro che capire! Sapere! Analizzare! Ma senza sangue che pulsava, senza vita. Saper analizzare. Cos'è “Saper analizzare”? Definizione parabolica di “saper analizzare: “Fare a fettine la propria vita, e la vita degli altri, e tutto ciò che si ha intorno. Tutto talmente fatto a fettine, aperto, scarnificato, del tutto scoperto nel proprio arido vero, esposto al vento e agli agenti atmosferici – e alla realtà, la cocente realtà! – che si secca, si brucia, si accartoccia. Muore”. Ma l’uomo di penna e di pensiero, se gli interessa qualcosa della conoscenza, deve avere il coraggio di bruciare i propri libri, allenare il proprio vigore fisico, sviluppare superpoteri coma mai se ne sono conosciuti finora, e sopravvivere al bombardamento. Deve avere il coraggio di vivere, bruciare i propri libri e gettarsi nella mischia. Perché c’è vera conoscenza soltanto dove c’è vita vera.

Note


2) "Che cosa vuol dire vivere? Vivere – ciò vuol dire: scuotersi continuamente di dosso qualcosa che vuol morire; vivere – ciò vuol dire: essere crudeli e inesorabili contro tutto ciò che diventa in noi, e non solo in noi, debole e vecchio. Vivere – ciò significa dunque: essere senza pietà verso i moribondi, i miseri e i vecchi? Essere continuamente assassini?…". Friedrich Nietzsche, La Gaia Scienza, Newton Editore.

3) "La cultura è ciò che resta dopo aver dimenticato tutto ciò che si è studiato" Gaetano Salvemini

4) "Il dotto, che in fondo si limita a “compulsare” i libri perde alla fine completamente la capacità di pensare da solo. Se non compulsa non pensa. Quando pensa, risponde a uno stimolo (un pensiero letto). Alla fine non fa che reagire. Il dotto pone tutta la sua energia nel dire si e no, nella critica del già pensato – egli stesso non pensa più. L’istinto di autodifesa si è rammollito; diversamente si rivolterebbe contro i libri. Il dotto – Un decadent. L’ho visto con i miei occhi: nature dotate, ricche e nate per essere libere, ammazzate dalla lettura già a trent’anni, ridotti ormai a fiammiferi, che bisogna strofinare perchè diano scintille – “pensieri”. Leggere un libro di prima mattina, al giungere del giorno, nella piena freschezza, nell’aurora della propria forza, questo io lo chiamo vizio!". Friedrich Nietzsche, Ecce homo, Newton editore(DA MARCHIARE A FUOCO SULLA SCHIENA DI TUTTI QUELLI CHE LEGGONO TANTI LIBRI SENZA CAPIRE intimamente UN CAZZO, SUI DOGMATICI E I NOZIONISTICI, SUGLI STUDIOSI CON LA MENTE PIGRAMENTE APERTA E RICETTIVA, SULLE SPUGNE DAL GROSSOLANO INTELLETTO, SUI BULIMICI DI BOCCA BUONA, VOLGARI E INDISCRIMINATI PER CUI TUTTO CIO' CHE E' INTELLETTUALE E' PER FORZA BELLO E FIGO ndr).

5) "Anche l’esibizione istituzionale, Il Palazzo Enciclopedico, curata da Massimiliano Gioni (mostra memorabile, la migliore Biennale da molti anni a questa parte, decisamente più interessante dell’ultima Documenta), mette in chiaro il rapporto critico tra figura e sfondo nella sua versione esistenziale: che esperienza può fare l’individuo della totalità? Come può una vita singola affrontare l’enormità di occasioni tentazioni divagazioni che le propone la nostra epoca? Di che cosa si può fare veramente esperienza? Le persone sono condannate a saltare di palo in frasca, nella frammentazione intermittente, o possono attraversare la vita seguendo una rotta individuale che riesce ad abbracciare tutto il paesaggio, senza dissipare il loro tempo, senza perdersi in un inconcludente e perenne piccolo cabotaggio?
Mi sembra che l’arte suggerisca una soluzione o, almeno, una possibilità: l’opera. Essere fedeli a un’opera. Realizzare un progetto. Perfezionarlo, migliorarlo, ricominciarlo da capo, rifarlo innumerevoli volte. Anche a costo di trasformarlo in una fissazione, una coazione a ripetere, una patologia. Molti artisti messi in mostra da Gioni sono in realtà dei casi clinici, la cui sintomatologia si esprimeva con un linguaggio artistico. È quello che gli è stato rimproverato in questi mesi: aver riportato la figura dell’artista al vecchio cliché del mattoide. Non è questo il punto. Il punto è che l’opera è una delle risorse che abbiamo ancora a disposizione. Un dispositivo che la tradizione ci consegna per affrontare scenari del tutto nuovi. L’opera è la versione individuale della totalità, è la soglia aperta sul tutto, l’esperienza complessiva a portata di singola esistenza. È la figura fatta di sfondo".  Tiziano Scarpa su Primo Amore

5) "Ci sono troppe informazioni in circolazione", è la conclusione di Eriksen "Nella società dell'informazione bisogna essere assolutamente capaci di difendersi dal 99,99 per cento dal informazioni che ci vengono offerte e di cui non abbiamo bisogno". Si può dire che la linea che separa il messaggio significativo, il presunto oggetto della comunicazione, dal rumore di fondo - il suo avversario riconosciuto e l'ostacolo più fastidioso - è stata pressoché cancellala. Nella competizione all'ultimo sangue per la più scarsa delle risorse - l'attenzione dei potenziali consumatori – produttori dei potenziali beni di consumo, compresi i fornitori dell'informazione, sono alla disperata ricerca delle briciole del tempo dei consumatori ancora inutilizzate e degli interstizi anche minimi tra un momento di consumo e un altro ancora suscettibili di essere riempiti con altre informazioni. La speranza dei produttori è che una piccola frazione della folla anonima dei destinatari della comunicazione, nell'affannosa ricerca delle informazioni di cui ha bisogno, si imbatta per caso in informazioni di cui non ha bisogno, che ne sia colpita o semplicemente sia sufficientemente stanca da fermarsi o rallentare per il tempo necessario ad assorbirle al posto delle informazioni che originariamente cercava. Il risultato è che raccogliere frammenti di rumore e convertirli in messaggi dotati senso si trasforma in un processo sostanzialmente casuale. I "lanci", quei prodotti dell'industria della comunicazione volti a separare i messaggi degni di attenzione (leggi: redditizi) dal rumore improduttivo (leggi: non redditizio) - come le inserzioni pubblicitarie a tutta pagina che annunciano la prima di un film o di uno spettacolo teatrale, l'uscita di un nuovo libro, la messa in onda di uno show televisivo che ha raccolto molta pubblicità o l'apertura di una nuova mostra - catalizzano l'attenzione, per pochi minuti o per pochi giorni, su un determinato oggetto del desiderio di consumo. Queste iniziative riescono per un attimo a deviare, orientare e condensare la ricerca di "filtri", accanita e continua ma generalmente priva di guida e dispersiva, che riprende ben presto inesorabile. Poiché anche il numero dei contendenti che tentano di intercettare parte dell'attenzione dei potenziali consumatori cresce a ritmo esponenziale, il lavoro di filtraggio supera la capacità dei filtri, persino di quelli appena inventati e che ancora devono entrare in funzione. Di qui il fenomeno sempre più comune dell""accatastamento verticale" [vertical stacking], concetto coniato da Bill Marlin per spiegare lo stupefacente accumularsi di mode musicali, mentre chi promuove novità sul "mercato musicale" lotta febbrilmente per espandere la capacità di assorbimento degli acquirenti e le scarse aree vuote del mercato vengono riempite fino all'orlo dalla sempre crescente marea di offerte nuove o riciclate. Martin afferma che per quanto riguarda la musica pop le immagini del "tempo lineare" e del "progresso" rientrano tra le vittime illustri del diluvio di informazioni. Grazie alla breve aspettativa di vita della memoria pubblica, tutti i possibili stili musicali rétro e tutte le forme concepibili di riarrangiamento, riciclaggio e plagio, spacciate per l'ultimo grido si ritrovano ammassate nello stesso, limitato ambito dell'attenzione dei fan. Il caso della musica pop, tuttavia, non è che una manifestazione della tendenza virtualmente universale che interessa in eguale misura qualsiasi area dell'esistenza rifornita dall'industria dei beni di consumo. Per citare ancora una volta Eriksen: “Invece di organizzare la conoscenza secondo schemi ordinati, la società dell'informazione offre un'enorme quantità di segni decontestualizzati, connessi tra loro in maniera più o meno casuale. [...] Per riassumere: se si distribuisce una crescente quantità di informazioni a una velocità anch'essa crescente, diventa sempre più difficile creare narrazioni, ordini e sequenze evolutive. C'è il rischio che i frammenti prendano il sopravvento, con conseguenze rilevanti”. Zygmunt Bauman, Consumo quindi sono, Laterza editore.

6) "Sul modo di rapportarsi al sapere, al lavoro e allo stile di vita in senso lato. “La tendenza ad assumere un atteggiamento blasé verso la conoscenza, il lavoro o lo stile di vita (anzi verso la vita in quanto tale, e verso tutto ciò che essa contiene) venne già osservata da Georg Simmel, con sorprendente lungimiranza, all'inizio del Novecento, quando essa iniziò ad affiorare tra i residenti della "metropoli", la caotica, immensa e affollata città moderna: L'essenza dell'essere blasé consiste nell'attutimento della sensi bilità rispetto alle differenze Ira le cose, non nel senso che queste non siano percepite - - come sarebbe il caso per un idiota - - ma nel senso che il significato e il valore delle differenze, e con ciò il significato delle cose stesse, sono avvertiti come irrilevanti. Al blasé tutto appare di un colore uniforme, grigio, opaco, incapace di suscitare preferenze.[ ... ]. Le cose galleggiano con lo Stesso peso specifico nell'inarrestabile corrente del denaro [... ] Un fenomeno ancor più importante, straordinariamente simile a quello scoperto e analizzato da Simmel come "essere blasé", qualcosa di molto simile a una versione matura e completa della tendenza individuata quand'era ancora in una fase iniziale, immatura e embrionale, da quel pensatore eccezionalmente acuto, è oggi analizzato sotto l'etichetta di "malinconia". Gli autori propensi a usare il termine tendono oggi ad aggirare la previsione e il senso di presagio di Simmel e risalgono ancora più indietro, direttamente ai risultati di autori antichi come Aristotele o alla riscoperta e riconsiderazione di pensatori rinascimentali come Ficino o Milton. Il concetto di "malinconia" attualmente utilizzato "rappresenta", secondo Rolland Munro, "non tanto uno stato di indecisione, di esitazione rispetto alla scelta se andare da una parte o dall'altra, quanto una rinuncia alle divisioni stesse"; esso indica lo "sciogliersi" dall""attaccamento a una qualsiasi cosa specifica". Essere "malinconici" equivale ad "avvertire l'infinito della connessione senza essere agganciati a nulla". In breve, la "malinconia" fa riferimento a "una forma senza contenuto, a un rifiuto di sapere solo questo o quello". Mi pare che l'idea di "malinconia" esprima, in ultima analisi, il problema Del consumatore (Homo eligens per decreto della società dei consumi) nella sua forma generica: la confusione che deriva dallo scontro fatale tra l'obbligo e la necessità di scegliere (l'assuefazione alla scelta) e l'incapacità di compiere una scelta. Nel linguaggio di Simmel, quell'idea rappresenta la transitorietà intrinseca e la deliberata irrilevanza degli oggetti che vagano e poi riemergono nella marea crescente degli stimoli. Tale irrilevanza si traduce, nel codice di comportamento dei consumatori, in ingordigia indiscriminata e onnivora: una forma radicale ed estrema di strategia esistenziale da ultima spiaggia che scommette su più tavoli, in un contesto di vita contraddistinto dalla "puntinizzazione" del tempo e dall'assenza di criteri affidabili per separare il messaggio dal rumore, ciò che è rilevante da ciò che non lo è".  Zygmunt Bauman, Consumo quindi sono, Laterza Editore.


19 commenti:

  1. Tempo fa avevo letto una recensione-articolo sulla Domenica de Il Sole 24 ORE molto interessante. Non lo trovo più, ma ho trovato questo che è un sunto http://www.agora.le.it/web/clic-e-siamo-meno-intelligenti/

    http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2013-05-12/scuola-digitale-082823.shtml?uuid=AbXBuAvH

    I riferimenti sono a un libro di Manfred Sptizer dal titolo Demenza Digitale
    Cercherò di recuperare l'articolo, magari lo scannerizzo.

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  2. Mi piace la veeenza del tuo scrivere: Essere vivi. Restare vivi. Pensanti. E bruciare i propri libri e buttarsi nella mischia. Le esperienza che non puoi fare tu sono un prezioso patrionio per l'umanità, scritte o raccontate che siano. Quindi accedere alle conoscenze che servono per utilizzare il lavoro di altri è una operazione da salvare. Quello che siamo è scritto negli annali della storia. Qualunque cosa scritta è un patrimonio per l'umanità.

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    1. Però con facebook tutti scrivono! Allora tutto è patrimonio dell'umanità? Oppure posso dire "tutto quello che è scritto su carta è patrimonio dell'umanità". Però solo in Italia ogni anno vengono prodotte tonnellate (letteralmente)di libri - e non parliamo di riviste e giornali! - e allora, di questi tempi, cosa significa patrimonio dell'umanità? :)

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    2. Patrimonio dell'umanità è quello che alcuni hanno portato agli onori della storia. Se io scrivo nessuno mi leggerà se non mosso da una ricerca, curiosità, motivazione. Con internet e i motori di ricerca sei presente ovunque: non pensi che sia una risorsa per tutti. Se tu scrivi come sti facendo sul tuo blog , se scrivono così come hanno fatto i dissidenti o i perseguitati della primavera araba, prima che questa scoppiasse, o in Afganistan quelli che denunciavano gli orrori, nessuno avrebbe mai potuto conoscere. Ci sono canali e canali. E soprattutto ci sono notizie e notizie. Quante quelle certificate da verità e quante no. Occorre attenzione nel vagliarle, ma di sicuro se non ci fossero molte cose cadrebbero nel vuoto della dimenticanza e della non esistenza. Non brucerei tutti i libri, nè tutti i blog.

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  3. Nino, ottima analisi la tua; leggo sempre con curiosità quel che vai scrivendo: aggiungo qualche spezia a quanto hai detto. un solo consiglio: attenzione a non strumentalizzare Nietzsche. penso che i dotti acriticamente appassiti (categoria che comunque credo sia ormai confinata solo a certi ambiti accedemici in salsa di ordinariato) siano comunque innocui sul piano del degrado. a preoccuparmi maggiormente sono i parassiti, gli ingnoranti coprofagi che succhiano ed emulano il sapere degli altri (mi riferisco proprio alle capre, le capre d'ignoranza abissale o marittima); i parassiti con livello culturale da semi tabula rasa sono una emergenza sociale, perchè fermentano come orde batteriche negli stomaci dei sani. insomma, c'è da che difendersi oggi come oggi, da ogni lato. ma è vero anche qualcos'altro: nella nostra epoca di pressappochismo e di superficialità, l'essere umano autenticamente e altamente istruito (nel senso nobile del termine) fa paura poichè incarna il nemico di tutta la masnada incolta e semianalfabeta dei morti viventi, solleticando la loro invidia, i loro complessi di inferiorità: questo il mio caro Nietzsche lo sapeva molto bene e a questi volatili da cortile che dedicò il suo Also sprach Zarathustra. p.s. Nietzsche è un autore molto pericoloso, che va approcciato con estrema prudenza. Purtroppo è molto inflazionato, destinato a malcapitare nelle grinfie di sprovveduti e di feticisti della cultura (i sopracitati parassiti); al punto che mi è capitato di intravederne i testi (l'Antiscristo in testa) su librerie di persone in stato di evidente indigenza intellettuale (gente che il libri li usa se va bene per arricchire gli spazi vuoti di una casa): questo deve far riflettere e-direi-inquietare. concludo dicendo che per "farsi piacere" Nietzsche bisogna innanzitutto averlo studiato a fondo sudando sette (magari 9) camicie, altrimenti il rischio è (tra i molti) quello di farsi trascinare dagli aspetti biografici che non hanno alcuna rilevanza rispetto alla definizione di "cosa" sia il suo pensiero filosofico e di "come" sia strutturato. insomma, sospettare che i suoi pensieri fossero il precipitato andato a male delle sue patologie psichiatriche mi sembra manifestamente ingenuo, oltre che diabolicamente errato sul piano teorico.


    Rubina

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    1. Rubina ti ringrazio di cuore per avermi letto :)

      1) Su Nietzsche non dico niente, non mi sento maturo abbastanza per parlarne con intelligenza, è una cosa talmente enorme che tutti possono avere ragione e tutti torto....per è sempre stato una fucina di spunti (ma lo spunto significa una cosa diversa a seconda di chi lo coglie)...quindi sospendo il giudizio

      2) Credi che "i dotti acriticamente appassiti" siano davvero innocui? E se li metti a capo delle università? delle scuole? degli istituti di formazione? e se gli dai il potere di insegnare qualcosa a qualcuno, anche nel più infognato istituto comprensoriale di provincia? Pensa a tutti gli operatori della cultura, ai docenti di ogni ordine e grado, alla "gente di cultura" in generale. Ogni singolo "dotto acriticamente appassito", in queste categorie, è o non è UN DANNO?

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  4. Vincenzo del Suddetto Lab II4 aprile 2014 10:11

    http://www.youtube.com/watch?v=wr8v3l3_uyM

    nino io la penso come il beato carmelino e come celentano prima maniera hahaha, sarò re dell'ignoranza e vi brucerò in una fiammata in punta di pennello cari lettori!

    ps aggiungo che oggi l'intellettualoide è una sorta di sacerdote del potere costituito, un guardarobiere pagato male, leccaculo inconscio e codardo di natura, preferisco i santi e gli alienati, preferisco dio che non esiste ad un coglione superbo che esiste e sta a casa a sputare sentenze.

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  5. Nietzsche fa un bel discorso sulla cultura per accumulo fine a se stessa nell'opera "Sull'utilità e il danno della storia per la vita". Mi pare che ne parla come fenomeno umano normale, quasi come conseguenza naturale di certo approccio al sapere, che spesso per sua natura ci viene imposto come tendenzioso, fine a se stesso (parlo della cultura minima che viene propinata a tutti dalle istituzioni).

    E più dell'ignoranza totale (parlando sempre di cultura) trovo che la cultura minima istituzionale a volte possa dare frutti peggiori. Anche se fare generalizzazioni è sempre abbastanza ridicolo.

    E l'ultima cosa! Questo "modo" di apprendere in maniera dozzinale a me fa pensare ad un normale meccanismo mentale, cioè quello di apprendere (anche con l'esperienza diretta) e memorizzare, rendere "culturale". Penso nel piccolo della mia problematica esistenziale, perché se devo cominciare a cercare soluzioni per l'umanità mi rendo conto che i mezzi non possono esistere, almeno non spicciolati così.

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  6. Vincenzo del Suddetto Lab II4 aprile 2014 10:16

    ragazzi il discorso vostro è interessantissimo, ma vi ricordo che Boccaccio avrà letto si e no tre libri nella sua vita, nel mondo dell'arte esistono artisti totalmente analfabeti e nell'antica Grecia molti filosofi erano analfabeti.

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  7. si appunto! Il problema della "cultura", intesa come "apprendimento e memorizzazione" è la materia della nostra mente. Siamo fatti di questo. E una volta che lo sappiamo una cosa che possiamo fare è l'esercizio allo scardinamento continuo dei dogmi che noi stessi formiamo, dogmi necessari per la comprensione del mondo che ci circonda.

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  8. Vincenzo del Suddetto Lab II4 aprile 2014 10:16

    da sempre l'intellettuale è il sistema, è il gendarme del potere, non esiste un intellettuale non organico, il sistema ha generato l'intellettuale perchè lui facesse il guasta feste e basta, Marina la cultura media spesso genera dei mostri creativi capaci di disinnescare il trappolone del sistema intellettualoide.

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  9. spiegami il concetto di "mostri creativi"

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  10. Vincenzo del Suddetto Lab II4 aprile 2014 10:17

    basta guardare certi registi e certi artisti tipo Andy Warhol

    oggi ovviamente Andy Warhol è stato digerito dal sistema, perchè il sistema è un blob..ma l'esempio è calzante

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  11. Vito Bartucca4 aprile 2014 10:18

    beh, qui si apre una voragine. pensiamo all'arte contemporanea (anni 50/70) in Sicilia (e qui chiamo in causa Marina). da una parte troviamo Guttuso e i figurativi in genere, esaltati e portati alla gloria. dall'altra abbiamo Carla Accardi e gli Informali tutti. gli informali, fini intellettuali, hanno la straordinaria capacità di operare sradicamento, hanno creato un nuovo linguaggio, hanno sconvolto, hanno estasiato. tutti quanti tesserati al Partito Comunista. gli Informali furono espulsi tutti, uno per uno. risultato? Guttuso è esposto al rettorato, Carla Accardi ha dato un nuovo impulso alla storia dell'arte, riconosciuta a livello internazionale.

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  12. Vito si, le dinamiche che realmente si svolgono offrono molti spunti per riflettere su questioni come questa. E questo che citi è un esempio. Un esempio che interessa il contesto, quindi tutta una serie di fattori che determinano il porre come arte "accettata", "ufficiale" quella figurativa di Guttuso piuttosto che quella un po meno accessibile, quella informale di Carla Accardi. Ci sono dei motivi per cui al rettorato ci sta Guttuso. A me questi motivi non interessano proprio per mia natura. Non do nessun valore al rettorato per cui elimino la domanda a priori.

    Ho visto solo adesso il video di Carmelo Bene. Ieri non lo avevo visto. E' da paura! Dice "depravazione culturale che è l'informazione" e parla delle scuole dell'obbligo dove nulla s'apprende, dove lo studio nulla ha a che fare con la cultura, e parla di santa ignoranza..
    Nino guardalo!

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  13. Vincenzo del Suddetto Lab II4 aprile 2014 10:19

    ragazzi ragazzi...ihihihi la cultura è depravazione, vi siete mai chiesti perchè il nostro tempo è così accorto di idee? Semplice la cuìltura ha ucciso la fantasia e quindi la vita sulla terra, paradossalmente i libri vanno bruciati ihihih

    basta guardare le culture più "avanzate" lentamente si stanno estinguendo...l'europa e l'occidente è a crescita zero, non si fanno più figli, la cultura uccide la vita sulla terra, in africa dio santo ignorantissimi...si riproducono come conigli! Si fotta la cultura allora w una donna incinta ignorate, viva un artista santo naive!

    Nietzsche, Celinè, Spengler, Carmelo Bene, le menti più illuminate del secolo lo avevano capito ben bene chi era il nemico..sta a casa legge libri e spara sentenze! e della vita non sa nulla...può fare il professore universitario assistenziato dallo stato, vero nemico di ogni ragionevolezza...

    ps per inciso carmelo bene era di destra liberitaria

    Nino Fricano ti consiglio il libro la caduta dell'occidente di Spengler, a tal proposito conosco tante copie intellettualoidi ne sono la tomba dell'occidente, ma non lo sanno hihihihi

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  14. Giorgio D'Amato4 aprile 2014 10:20

    la nostra vita è troppo breve per leggere tutti i libri scritti, per saperne parlare con dovizia e collegamenti; ognuno si crea dei percorsi, alcune cose le leggerà, tante altre no... e probabilmente finirà per acuire il suo sgaurdo sulle cose del mondo, si stupirà quando un cubetto di ghiaccio gli farà pensare all'incipit dei cent'anni di solitudine.. forse è questo il bello della letteratura. ben altra cosa chi fa delle nozioni assemblaggio e rielaborazione (saggisti e critici), quello è un lavoro che non riescono a condividere.. può darsi che i critici, come gli arbitri, siano degli scrittori mancati? di contro sono loro che aiutano a capire o forse definiscono cosa è contemporaneo..Nino, a te!

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  15. Salvo Gagliardo4 aprile 2014 10:21

    Pensare con la propria testa è difficile fuori dai meccanismi produttivi e di consumo, oggi in cui la cultura è ridotta a citazioni, sia perchè l' offerta è tanta sia perchè il tempo è poco, sia perchè leggere è difficile e sempre più difficile nell'era delle immagini, sia perchè ogni cosa viene consumata in flash brevi che suscitano una momentanea emozione e che per questo ti gratificano. Io penso che il dovere di ognuno sia fare bene il proprio lavoro e coscienziosamente, il resto è solo una caterva di pregiudizi, di formattazioni avvolte superate, di follia e non sense, io sento o leggo spesso di persone donne o uomini che ingurgitano libri, e mi chiedo come fanno!La lettura è sempre un pericolo e quella vera crea disadattamento, ma quella vera, non quella del mi piace o non mi piace, la vera lettura ti entra dentro e ti trasforma, lascia i segni e col tempo ti modifica e questo accade sia a coloro che si avvicinano superficialmente al libro sia a quelli che invece hanno una certa familiarità, ad esempio per mestiere o altro. Il resto è solo stupidità scolastica e peggio! La vera lettura dovrebbe essere proibita perchè antisociale!

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  16. Salvo Gagliardo4 aprile 2014 13:23

    In quanto a Nietzsche, io preferisco dovendo scegliere, l' americano Ralph Waldo Emerson, che fra l' altro è stato preferito e letto anche dal filosofo tedesco, che era un malato in giro per l' Europa. Oggi io penso si cercano guru dappertutto e si rinuncia al proprio pensiero. Il cammino è duro per tutti e alla fine non ti resta altro che quello che veramente sei. Grande critico della civiltà occidentale Nietzsche, grande critico della ipocrisia borghese, grande conoscitore del pensiero femminile. Per morte dell’ Occidente io intendo la morte del potere borghese e del suo colonialismo, oggi la borghesia è morta ma è morto anche il vero Occidente, Spengler come Nietzsche si riferivano alla borghesia del tardo Ottocento che fu spazzata via dalla prima guerra mondiale. In quanto a Zarathustra il filosofo tedesco e filologo aveva solo notizie del testo del creatore della religione persiana, e nel suo libro c’è più Grecia antica che Avesta, per il resto tutto ciò che Nietzsche sapeva di religioni non occidentali, e sapeva molto poco, lo aveva ricavato dal suo maestro e amico Schopenhauer. Nietzsche era figlio di un pastore protestante e la ribellione alla religione cristiana in nome di un paganesimo ritrovato sta forse in questo. Nietzsche come Marx, come Freud sono stati dei buoni conoscitori della loro civiltà, inoltre Nietzsche introduce idee come il dionisiaco e l’ apollineo, categorie che troveranno in psicologia e psichiatria chi li svilupperà, ma farne un maestro del nostro tempo assai decadente, complesso, complicato e tardo, forse è eccessivo. Ma è solo un mio pensiero.

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