lunedì 3 marzo 2014

Oscar 2014, l'Italia, Sorrentino e Il Grande Montamento di Testa


Paolo Sorrentino non è un intellettuale, è un artista, o meglio: un artista visivo. Ha intuizioni lampanti, visioni esplicative, è icastico e parabolico in senso biblico, però non ha la capacità di spiegare, elaborare, sviluppare, avere voce in capitolo in un dibattito razionale. Ho letto un po' di sue interviste e quando si mette a fare l'intellettuale fa pena: va avanti per stereotipi. È un gran peccato, perchè un talento come il suo, in questo modo, viene sputtanato orribilmente. Ma il problema è un altro. Il problema di Paolo Sorrentino è che è un artista e non un intellettuale però si è messo in testa di dover fare per forza l'intellettuale. Questo cortocircuito di vanità e cattiva coscienza è un crimine artistico. In questa Italia mediocre e pronta ad acclamare e a distruggere a vanvera, io sarei stato curioso di assistere a tutti gli incontri, tutte le conversazioni, tutte le sensazioni che hanno condotto Paolo Sorrentino a montarsi la testa in questo modo. La Grande Bellezza giunge all'apice (almeno finora) di questo grande e significativo processo di Montamento di Testa, con tutte le sue (belle) idee visive ignobilmente affogate in tutti quei dialoghi in cui si cerca di spiegare, spiegare, spiegare. È un crimine artistico, già detto, perchè l'artista non deve spiegare. L'artista, a meno che non sia pure un intellettuale con i controcazzi, dovrebbe restare artista ed evocare, sviluppare il “suo” linguaggio senza per forza sporcarsi le mani col dibattito razionale. La Grande Bellezza cerca di spiegare la decadenza dell'Italia – di farlo esplicitamente con le parole e non solo con le immagini - ma le categorie della critica sono superficiali e semplicistiche, radicalmente e ottusamente mutuate dalla vulgata mediatica, da Repubblica e da Dagospia. Solo che Repubblica e Dagospia – Peccato! Crimine! Vergogna! - spiegano meglio l'Italia rispetto all'opera di Sorrentino. L'opera “da intellettuale” di Sorrentino, dicendola in un altro modo, non riesce ad emergere rispetto a Tutto-Quello-Che-Già-C'è-E-Che-Parla-Delle-Stesse-Cose. E questo è imperdonabile per un artista e un (autoproclamatosi) intellettuale - scusate le iterazioni - che dovrebbe invece dare una chiave di lettura originale, riuscire ad esprimere qualcosa che nessuno è mai riuscito ad esprimere, farsi espressione di sensazioni comuni e inconsci collettivi. Dare voce all'inesplicabile (3). Ripetiamolo. La Grande Bellezza contiene immagini splendide, esplosioni visive profondissime e importanti, ma sono le parole ad uccidere questo film. Parole che sono tutte convenzionali, conformistiche, con una profondità fittizia e aziendalista, perfetta per Facebook, una profondità che serve soltanto ad essere citato in qualche link o frase storica di quelle che girano nelle bacheche Fb (1-2). C'è infatti – nella scrittura di Sorrentino – una vomitevole ricerca della frase ad effetto – da Facebook – un risolvere tutto in frasette accattivanti che lasciano intendere di aver dietro chissà quale montagna di idee e che invece si risolvono – si consumano - nel loro essere accattivanti, seducenti, leccatissime, roba da pubblicità. Che poi, a dirla tutta, Sorrentino fa lo stesso errore di un altro testadura come Tornatore. Deve per forza fare tutto da solo, trovare il soggetto e scriversi la sceneggiatura da solo (Errata Corrige, nota 7). Cazzo, mi dico, FELLINI si faceva sceneggiare da due-tre-quattro grandi scrittori. LEONE per C'era una volta in America si è servito di ben CINQUE sceneggiatori. SCORSESE si è SEMPRE fatto sceneggiare. Questi nomi grandissimi del cinema - di cui ogni briciolo di forfora vale quanto tutta l'opera di Sorrentino - questi giganti prodigiosi hanno avuto l'UMILTA' di ricorrere ad aiuti esterni. Hanno preso atto che il loro potenziale divulgativo-razionale era nettamente inferiore al loro potenziale visivo. Sorrentino invece NO. Mi chiedo: ma quali perversi meccanismi producono mancanze di umiltà come queste? Quanto c'entra la decadenza dell'Italia – quella che Sorrentino, con un'interessante manovra postmoderna, prova a raccontare ne La Grande Bellezza – quanto c'entra lo schifo dell'Italia con questi casi allucinanti di Montamenti Di Testa? Questa è tutta materia di studio. Per un saggio dal titolo: “Fenomenologia dell'apocalisse culturale italiana”. Comunque sia, ora La Grande Bellezza ha vinto l'Oscar e siamo tutti contenti. Il ritorno economico e d'immagine eccetera eccetera sarà importante ed è un onore e una gioia e tutto quanto. Però, certo, i giornalisti devono guadagnarsi la pagnotta e mica hanno il tempo di fermarsi a pensare – per non parlare di scriverne – di come questo Oscar è la dimostrazione che all'America non gliene frega più niente dell'Italia, che il Belpaese non è più fonte di curiosità, che ormai noi siamo “storia antiquaria” che non fornisce più stimoli nuovi, che siamo ormai – per loro – un territorio da cartolina e da cristallizzazioni nostalgiche, che l'America ormai – tutta presa con la sua crisi storica - si accontenta ormai di stereotipi e banalizzazione e si accontenta di questo film che non dice niente di nuovo rispetto a La Dolce Vita di Fellini (1960, ovvero: 54 anni fa) ma anche rispetto a una qualsiasi data di calendario italiana raccontata da Dagospia o da Repubblica. La Grande Bellezza, per l'America, non è altro che una pappetta da dare al bambino che non vuole mangiare, tutto sofferente per le sue colichette. Questo film, per loro, è una pappetta inoffensiva. Perfetto sollazzo temporaneo - che sarà ben presto dimenticato e che soprattutto non smuove la coscienza, non produce dubbi e domande e in definitiva non serve a un cazzo - perfetto sollazzo mentale per un Pigro Mentale.

Note

1) La stessa deriva aforistica cretina ce l'ha un altro film artisticamente criminale. “Into The Wild” di Sean Penn.

2) Ahahah. Da RomaFaiSchifo.com.



3) Mi hanno contestato questa distinzione Artista e Intellettuale. Può essere che si tratta di una etichettazione arbitraria e mistificatoria, ma mi servivano questi strumenti di bassa lega per rendere chiari a me stesso dei concetti che intuisco ma non riesco a spiegare alla perfezione.

4) Che poi, dei film di Sorrentino, uno proprio bello-bello forse non l'ho mai visto. Sorrentino è talento sprecato e che, preso atto del Montamento di Testa, continuerà ad essere sprecato. Ne Il Divo non c'è il crimine logorroico della Grande Bellezza – è più sinceramente visivo – però ha buchi di sceneggiatura paurosi. L'Amico Di Famiglia, nella sua pompa visiva e sensoriale, dimentica di dare anima ai personaggi, che nascondono dietro la loro maschera accattivante un abisso di nulla. Le Conseguenze dell'Amore è riuscito a metà, troppo compiaciuto della sua trama. Forse This Must Be The Place è il più puro – anche se anche in questo ci sono cali vortiginosi di ritmo – però questo film con Sean Penn è più sincero, perchè più giocato sui silenzi, sul non-detto, sulle evocazioni, e quasiquasi Sorrentino riesce a fare quello che dovrebbe fare, se solo non si fosse montato la testa così tanto, e cioè: far parlare le immagini e nulla più.

5) I link della notte degli Oscar. Tutti i vincitori (BadTaste). Il grande fraintendimento de La Grande Bellezza (BadTaste). I momenti migliori della serata (BadTaste).Oscar 2014, tutto come previsto (Cinematografo). La grande vittoria (Cinematografo). Come ha fatto La Grande Bellezza a vincere l'Oscar (Wired). Dialogo satirico fulminante e verissimo (VisioGeist). Interessante forum di discussione e commento de La Grande Bellezza (AmiciCinema).


6) ANSA 03-MAR-14 15:04 - Oscar: Le Monde, Hollywood premia una Roma in fallimento 'A rischio bancarotta. Jep Gambardella perfetto simbolo declino' (ANSA) - PARIGI, 3 MAR - ''Hollywood premia una Roma in fallimento'': questo il titolo di un articolo che il quotidiano francese Le Monde dedica oggi alla vittoria de 'La Grande Bellezza' come miglior film straniero agli Oscar. In particolare, il giornale francese traccia un parallelo tra la vittoria del film di Sorrentino e la reale situazione della capitale che ''è in pericolo''. ''Il 27 febbraio ha scongiurato il fallimento per un pelo'', scrive ancora Le Monde, raccontando l'opposizione dei deputati della Lega Nord e del Movimento 5 Stelle al decreto salva-Roma, poi approvato dal governo Renzi. ''Il debito romano e' un pozzo senza fondo'', scrive ancora Le Monde, aggiungendo: ''Sul filo permanente della bancarotta, Roma ha ormai da tempo rinunciato ha mantenere autonomamente il proprio patrimonio. Tod's restaura il Colosseo, Fendi la Fontana di Trevi (...)''. Mentre aziende municipalizzate come l'Atac, con conti in rosso per 1,6 miliardi di euro, hanno ''più dipendenti che Alitalia''. E i ''dirigenti sono più numerosi dei controllori''. ''Non cambia nulla, non si fa nulla, o lo si fa con talmente tanto ritardo che diventa inutile'', scrive ancora Le Monde, citando lo scrittore Raffaele La Capria, nel suo libro 'La bellezza di Roma', fonte di ispirazione per il film di Sorrentino. ''Questo - conclude il giornale - potrebbe essere il riassunto della vita oziosa di Jep Gambardella, genialmente interpretato da Toni Servillo, osservatore distaccato del declino della propria città e suo simbolo più perfetto''.

7) Mi hanno fatto notare che ho preso una cantonata enorme. La sceneggiatura de La Grande Bellezza è scritta a quattro mani: Sorrentino e lo sceneggiatore padovano Umberto Contarello (leggi qui). Per un errore del genere non ha senso cercare di trovare giustificazioni, in quanto è assolutamente ingiustificabile. Di seguito il commento di Giacomo Todaro che m ha fatto notare la cantonata: "Forse ti mancano alcune informazioni di base, tanto che, se fossi stato più informato, saresti stato costretto a non scriverlo per mancanza di argomenti. Per esempio: Sorrentino non si è mai definito un intellettuale, anzi, ha sempre respinto queste etichette.Il film "La grande bellezza" è stato scritto (come nel caso di "This must be the place") con la collaborazione di Umberto Contarello. L'accoglienza che la critica italiana ha riservato al film è stata perlopiù negativa, tiepida, proprio perché, come te, leggevano nel film una critica alla società italiana mentre il film è qualcosa di più, basta andare oltre la propria idea del film che ci si fa prima di vederlo. Un autore a caso, un certo Martin Scorsese, che tu hai dato prova di ammirare, dice: "La grande bellezza ha una connessione speciale con Roma ma i suoi sono dilemmi UMANI e UNIVERSALI." Poi, come se non bastasse il grande Martin comprende l'accoglienza tiepida dei critici italiani affermando: "è un film non classificabile, che non rientra nei confini di una particolare categoria [...] capisco che per i critici un film così sia irritante, che non sappiano che cosa farne. Ma siamo di fronte ad uno spettacolo potente e ad un autore straordinario". Nessun riferimento a supposti intellettualismi. Riporto le dichiarazioni di Scorsese (che ha rilasciato a "L'espresso" di giovedì 30 novembre 2013) anche per contestare la visione che, secondo te, hanno del film gli americani. In definitiva, è doveroso rispettare l'opinione altrui, l'importante è che la si argomenti avendo le informazioni giuste e soprattutto non sparando frasi a casaccio come se fossero sacrosante verità. P. S. Per me è un gran film e lo penso dalla prima volta che lo vidi (il giorno dell'uscita del film). La vittoria dell'oscar non cambia la mia idea sulla pellicola e sul grande Paolo Sorrentino".

8) Fulminante post su Fb di Antonio T.Tox su Facebook: "Avevo bisogno di rivederlo perché ora, senza più alcuna impulsività, so dire perché non mi era piaciuto: la grande bellezza mi fa stare male, mette a nudo tutta la mia misantropia più o meno sintetizzabile con boom, non economico, solo boom. PS -  Vederlo interrotto dalla pubblicità del regista che strumentalizza se stesso per pubblicizzare quella cagata di Fiat 500 è qualcosa di mistico, boom, cazzo, boom boom boom".



10) Oliviero Beha continua la sua riflessione sulla faziosità con questo bel post: "E adesso va in scena Il Grande Tifo".

11) Importante articolo su Internazionale: "L'Italia allo specchio".

12) Marco Travaglio: "La Grande Vuotezza".

13) Roberto Sajeva su KillSurfCiy: "E poi i fenicotteri…oy vey vey vey! La computer grafica andrebbe dosata con grande attenzione, specialmente se devi mettere su qualcosa di naturalmente pacchiano come un fenicottero rosa a Roma…quello è stato un azzardo mortale".

14) Helga Marsala su ArtTribune: "Un film magari cucito addosso alla candidatura agli Oscar, nel tripudio di cliché e di formule note, persino ruffiane. Ma anche un film cucito addosso all’Italia di adesso. Che vive di conflitti, di deterioramenti: splendore e degrado, ossessione della fuga e bisogno di radicamento, deriva etica ed esaltazione estetica, snobismo e populismo, saturazione e vuoto spinto.Un film che ha giocato alcune carte eccellenti. Fotografia straordinaria, colonna sonora perfetta, tra aulico e profano, testi efficacissimi e un cast di livello. (...) Non è un capolavoro La Grande Bellezza. Forse è mancato il salto definitivo, la verità poetica, il sentimento assoluto delle cose, una radicalità tesa oltre l’artificio: ma anche questo è in linea col milieu storico narrato. Un’epoca non radicale, di sopravvivenza e inconsistenza, di attesa intorpidita, di gusto dell’effimero, di accettazione dello sbando. Fuori dal tormento vero. Non un capolavoro, ma comunque un film che ha un peso. Fattosi carico del più arduo degli scopi: La Grande Bellezza ha provato, con l’aiuto di una fine sceneggiatura e di alcune valide intuizioni visive, a tratteggiare lo spirito del tempo, passando dai vizi, i costumi, le ossessioni e le debolezze che guarniscono la caduta del presente. Un film talmente presuntuoso, da diventare autentico nello sforzo di narrare l’inautenticità. Riuscendo ad incarnare l’incubo mortifero che ci portiamo dentro, nel mezzo del naufragio. (...)".


15) Post molto interessante di Roberto Alajmo sul suo blog: "La cosa strana nella marea dei detrattori de "La Grande Bellezza", è che ciascuno di essi pensa di essere l'unico a non averlo apprezzato. Migliaia di italiani che scrivono sulla loro pagina Facebook frasi tipo: "visto che nessuno ha il coraggio di dirlo, che è brutto/noioso lo dico io". Siamo molto oltre la soglia già alta del rancore nazionale per il successo altrui. E' come se si fosse scoperchiata una pentola, facendo tracimare un ossimoro sociale: l'anticonformismo di maggioranza.  Comunque la si pensi sul film di Sorrentino, di fronte a questa ondata di anticonformismo di maggioranza, è bello e igienico ritirarsi dal dibattito, e tenere per sé qualsiasi opinione".

16) Da leggere il post di Roberto Cotroneo, dal titolo "Perchè La Grande Bellezza è un capolavoro". "Sorrentino non racconta storie, ti inietta il penthotal. E poi sono fatti tuoi. Il film non ha svolte. Mentre lo vedevo mi chiedevo se non potesse essere montato in cento modi diversi, se ogni dettaglio non valesse in sé. Come se l’anima del film potesse resistere a tutto, soprattutto ai precetti idioti che si trasmettono con religiosa competenza alle nuove generazioni: il ritmo, la svolta, la messa a fuoco dei personaggio, le sottostorie che nei film ci devono essere. E via dicendo. Non mi stupirebbe se qualcuno mi dicesse che nessuno ha mai scritto questa sceneggiatura. E non mi stupirebbe se Sorrentino un giorno dichiarasse: ho fatto questo film per raccontare Roma, la morte, e il vuoto. Punto. Come Eco raccontò di aver scritto Il nome della rosa perché voleva avvelenare un monaco".


12 commenti:

  1. Non ho ancora visto il film.
    Ho odiato Into the wild di PEnn, mai visto porcheria uguale, mai mi era successo di uscire dalla sala dopo 35 minuti di film. Mai successo.

    Sorrentino e carenza nei dialoghi: non so, secondo me lui non ha il controllo della parola, della narrazione. Mi spiego. Ho letto il suo libro.
    Le traslazioni di significato si possono fare in tre modi, modi che hanno un grado di difficoltà diverso:
    il più facile è la similitudine
    quello così così è la metafora
    quello difficile è l'analogia o correlativo oggettivo.
    Ebbene, Sorrentino si limita all'uso della similitudine.

    Detto tanto, vedrò il film....ad occhio e croce mi sono fatto l'impressione che possa raccontare l'edonismo italiano come ha già fatto Tondelli in Un tranquillo week-end postmoderno. Non mi aspetto che Sorrentino raggiunga il livello di Tondelli, ovvio. Ma per giudicare un film direi che va visto, e io ancora non l'ho fatto.

    Invece Il Divo mi è piaciuto assai assai assai, visto più volte, mi sono leccato gli occhi!

    Giorgio D'Amato

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    1. Spero solo che in America Lei ci abbia vissuto almeno un anno prima di affermare certe cose. Da quelle parti ( e non solo) l'Italia è vista come la patria della bellezza estetica in tutti i campi. In ogni caso un'artista è libero di spaziare oltre la forma e tentare la strada dell' intellettualismo ottenendo risultati apprezzabili. Questo film infatti con il suo linguaggio semplice ( da facebook appunto) farà riflettere molta gente comune. Lei invece mi sembra quasi offeso!!!! piuttosto impari dall'arte a semplificare :))) un cordiale saluto :))

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    2. Gentile sig. Prestigiacomo, devo ringraziarla per aver letto il mio post. Se vuole continuare a raccontare come in America è percepita l'Italia, questo blog è apertissimo ai suoi commenti (che lo impreziosiscono). Per il resto, l'artista è libero, ma chi critica è pure libero di criticare. Io ho cercato di giustificare e spiegare le mie tesi. Con un margine di errore e approssimazione, ovviamente, infinito. Però dal dopoguerra agli anni '70 l'italia - o meglio: il cinema italiano - era fonte di ispirazione. Pensi al neorealismo, ma anche a monicelli, a sergio leone, a fellini, ad antonioni. Tutti questi grandissimi artisti italiani sono LA BASE per il grande cinema americano: scorsese, coppola, de palma, woody allen, per non parlare di tarantino o di tanti altri. La Grande Bellezza, invece, non dice nulla di nuovo (secondo me, s'intende). è come una cartolina, dove c'è messo quello che già sappiamo (e che già sanno gli americani). L'Italia è percepita come il paese delle bellezze, dice lei, e le do ragione, ma sono bellezze ferme nel tempo, cristallizzate, mentre nel suo periodo d'oro il cinema italiano era per gli Usa un vulcano di idee NUOVE e stimoli NUOVI, un qualcosa che costringeva gli artisti americani intelligenti a mettersi in discussione e cercare nuove vie d'espressione. Non le faccio la conta di tutte le citazioni e gli omaggi di grandissimi americani che letteralmente spasimavano per il nostro cinema. Ora invece è diverso, c'è decadenza, c'è asfissia. L'Oscar è una buona notizia, perchè può dare slancio e orgoglio all'economia cinematografica eccetera eccetera, ma ciò non toglie che il giudizio sull'artista-sorrentino (si parla di arte, non di persone!) può essere negativo.

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  2. Vincere l'Oscar non è, in termini di qualità dell'opera e valore del riconoscimento, come vincere l'Orso d'oro di Berlino o la Palma d'oro di Cannes.
    E' un premio americano, un premio molto mainstream, un premio che va a tanti film la cui cifra è il moralismo di fondo. Un po' come vincere lo Strega in Italia. Lo hanno vinto cani e porci ultimamente.
    Piacere agli americani non è un grande risultato raggiunto.
    Dopodichè, in pieno spirito da Italia che vince i Mondiali di Calcio, per qualche giorno gaudiremo di questo fatto.
    Premesso che non conosco La Grande Bellezza, mi chiedo come mai l'Oscar non sia finito a IL DIVO, film che merita, la cosa più bella che io abbia mai visto. (ma forse l'Italia non lo presentò, può darsi che quell'anno preferì Gomorra? boh)

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  3. Ciao Nino! non sono molto d'accordo col fatto che La Grande Bellezza "in definitiva non serve a un cazzo".
    Il riferimento a Fellini, legittimo e inevitabile, invita a mio modesto parere ad una riflessione precisa. Il fatto che non dica niente di nuovo da La Dolce Vita lo ritengo una convenzione che bada poco al contenuto e molto alla forma poichè, seppur riproponendo una realtà già scandagliata cinquantaquattro anni fa da Fellini, non lascia la stessa impressione di ripresa che auspicava la pellicola felliniana; all'epoca, in pieno boom economico, gli italiani avevano di che sperare in una svolta socioculturale, ma anche economica, importante: se ci pensi bene, è lo spiraglio lasciato aperto dalla sequenza dolceamara con cui si conclude il capolavoro di Fellini. Adesso, cinquantaquattro anni dopo, viene proposta un'altra pellicola che, in chiave XXI secolo, ripropone delle problematiche molto simili a quelle dell'"ingombrante" precedente cinematografico; ma Sorrentino, dal canto suo, non si nasconde da questo parallelismo anzi, non fa altro che ricordarci di come non siamo stati in grado, in cinquantaquattro anni di storia, di andare oltre, di evolverci, e di tutta "la grande tristezza" - prima ancora della grande bellezza- che attanaglia, conseguentemente a tale stallo, la nostra bella società. E' una bellezza effimera, infatti, quella che ci racconta Sorrentino; è una bellezza che ha ragione di essere solamente entro, e non oltre, il titolo del film, perchè s'infrange contro la grettezza di tutto quello con cui il film stesso si misura: ed è anche per questo che qui non abbiamo degli episodi veri e propri; sempre a differenza de La Dolce Vita, qua si parla piuttosto di pezzi di vita rattoppati fino a ricucire la disgrazia che caratterizza l'esistenza di ogni personaggio del film. Non c'è un lieto fine, non ci sono segnali di ripresa - gli stessi che cinquantaquattro anni fa si potevano legittimamente auspicare - e Sorrentino non fa altro che decretarne il fallimento di ogni aspettativa in tal senso. Detto questo, il mondo è bello perchè è vario... ciao bello!

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    1. Condivido. Mi siete piaciuti, post e commento, così tanto che ho fatto subito un post nel mio blog. Tutto questo andava divulgato. Non ho copiato, ho divulgato con tanto di link e nomi. Grazie.

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    2. @Grazie è un onore :)
      @Capitano84, allora.
      Il punto, da parte mia, è che mi è sembrato un'operazione troppo insincera, questo film. E intendo dire: troppo studiata a tavolino, troppo artificiosa etc etc. Questa sensazione, già, pregiudica tutto il mio commento al film. Per il resto, hai ragione che parlo troppo di forma e poco di contenuto, ma se un film formalmente non è riuscito - secondo me - non è riuscito e basta. Poi, sui contenuti, per carità, ci sono cose molto interessanti, ma - l'ho scritto sul post - niente che non abbiano detto già Dagospia e Repubblica (che non sono cmq tutta questa genialità di visione). Non c'è niente di veramente nuovo che Sorrentino ci dice, secondo me. E se lo dice, lo fa all'interno di un'operazione che mi è sembrata insincera e artificiosa.

      PS - Tornando alla forma, forse mi rendo conto che per me la forma è soprattutto una forma "nel complesso" del film, forse giudico un film soprattutto dalla sua costruzione generale, dal suo ritmo complessivo, dalla sua struttura, mettendomi troppo nell'ottica dello sceneggiatore, e quindi in un'ottica angusta. Può essere. La Grande Bellezza avrà bellissima fotografia, cura nel dettaglio, scene girate con i controcazzi eccetera eccetera, ma se questi elementi di pregio sono annegati in una struttura sbilenca e fatta-male, beh, per me quasi scompaiono..non so se è l'approccio giusto in effetti...

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    3. Non c'è assolutamente nulla di nuovo ne La Grande Bellezza, sono d' accordissimo...
      ...il problema è che, io, proprio in questo vedo la forza del film!
      Sono dettagli, intuizioni, ma partono dai medesimi concetti: quando dici che in Sorrentino non c'è veramente niente di nuovo io sono dello stesso avviso; sull'artificiosità e la poca sincerità della sua analisi invece dissento, poichè a mio avviso è un'interpretazione lucida e responsabile di ciò che la generazione dei Gambardella & Co. non ha saputo cogliere a dispetto di quanto auspicato da Fellini nei suoi capolavori (La Dolce Vita su tutti). Un'occasione fallita insomma, e la lucida consapevolezza di quanto La Grande Bellezza che rimane sia in realtà una chimera inaccessibile, lontana da tutta la mediocrità che ovatta una società sterilizzata a cospetto di ogni emozione.















































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  4. DISCUSSIONE SU FACEBOOK. N.1

    Dal gruppo GLI AMICI DEL CINEMA (A MILANO) https://www.facebook.com/groups/17344528395/

    MARTINA SCHMIED
    Non significa che all'America non gliene frega dell'Italia . Ma semplicemente che anche l'America e Hollywood oramai producono solo film così, vincono solo film così , ben confezionati, scontati , reiterativi e specchio del vuoto con qualche eccezione che ovviamente conferma lo stato di cose..

    DEBORAH LEGGERI
    D'accordo con Martina Schmied:-)

    UGO BESSON
    secondo me, invece, è un film di valore, complesso e raffinato, in cui Sorrentino mostra le sue qualità di grande regista

    SILVIA FOLATTI
    Ho rivisto recentemente "La dolce vita" e vi ho ritrovato tante preziose citazioni presenti ne "La grande bellezza".... non ho capito perché qualunque altro regista può attingere ad ampie mani da 50 anni di cinematografia mondiale e Sorrentino no, il suo è un omaggio struggente, sofferto e pieno di poesia al film del grande maestro e ne reinventa (quasi fosse un riarrangiamento intrigante e in perfetta linea coi tempi, ma sempre in chiave onirico/satirica) la cattiveria, l'amarezza e l'infinita tenerezza nei confronti di una città metafora di un'Italia potenzialmente geniale e bellissima, nei fatti impantanata nella melma della meschinità e delle apparenze, in preda alla paralisi, senza coraggio. Insomma, chi non lo ha capito, il film, almeno non lo liquidi a filmetto di quart'ordine! Un po' di rispetto per l'intelligenza altrui...

    ELENA COSTA
    Io concordo con Ugo Besson e penso anche che già dai film precedenti si vedeva la stoffa del grande regista.

    NINO FRICANO
    non lo liquido a filmetto di quart'ordine, secondo me è frutto di un talento straordinario rovinato da troppe pretese e troppo intellettualismo. Questo "rovinamento" deriva, secondo me, da una cattiva percezione di Sorrentino rispetto alle sue capacità e attitudini. Non credo che c'entri niente il "rispetto dell'intelligenza altrui", altrimenti - per questo "rispetto" - non ci dovrebbe esserci critica..

    DAVIDE RIGHINI
    In effetti Nino Fricano introduci elementi di riflessione non da poco...la penso piu' o meno come Martina Schmied....personalmente non ho mai considerato questo film ne' un capolavoro ne' il migliore di Sorrentino ma solo un "prodotto" ben confezionato per l'esportazione (spprattutto nordamericana) dove e' nota la noia per le eccessive elucubrazioni verbali e l'apprezzamento per l'uso splendido delle immagini). Il tedium vitae decadente e senza speranza che permea il film e' gratificante (per gli stranieri), non certo invidiosi ma - al contrario - felici di NON essere italiani. Di certo se lo si capisce bene quest film non e' uno spot per l'Italia (pur essendo confezionato per esserlo)

    NINO FRICANO
    però secondo me, al di là delle questioni tematiche, non è un film riuscito proprio a livello cinematografico-strutturale....

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  5. DISCUSSIONE SU FB N.2

    SALVIANO MICELI
    Ma perché tutti i detrattori de "La grande bellezza" discutono della visione stereotipata dell'Italia e nessuno parla dell'immagine, delle inquadrature, dell'idea estetica, del linguaggio? Non stiamo parlando anche di cinema?

    NINO FRICANO
    secondo me queste qualità che tu citi sono rovinate da tutta una sceneggiatura tremendamente sterotipata (hai presente la vecchia santa vs il vescovo? troppo banale per qualsiasi film intelligente...sono cose così che rovinano il film secondo me)nel film ci sono trovate visive stupende (la performance dell'artista che si va a sbattere contro un muro, le feste etc) che però non sono valorizzate, perchè sorrentino ha deciso di mettere in primo piano i dialoghi e le frasi ad effetto

    SALVIANO MICELI
    Non credo che si possano scindere i due piani, quello narrativo da quello strettamente visuale. Il cinema di Sorrentino rifugge una critica troppo analitica. è un cinema che trova riparo ed espressione nell'eccesso, declinato in tutte le sue possibili direzioni. Non un eccesso fuori controllo - in quel caso abbiamo film secondo me "sbagliati" come L'amico di Famiglia - ma, paradossalmente, un eccesso che cerca e, nei suoi momenti migliori, trova un punto di equilibrio. Straripante ne "Il Divo", film che ho amato molto, ma forse ancora più complesso, per quanto meno potente, proprio ne "La grande bellezza".

    GIUSEPPE FRANZELLA
    Concordo con Salviano. La forza estetica de La grande bellezza risiede nell'eccesso e ciò lo rende un film squisitamente barocco. Parlare di visione stereotipata o falsa, plastica o da cartolina dell'Italia, non ha senso. Roma è soltanto una maquette utile alla costruzione della metafora messa in scena da Sorrentino. Insomma, questo non è nè un documentario, nè un film neorealista. Oscar o non Oscar è un altro discorso. (E qui Nino, ne approfitto anche per rispondere al tuo "post provocatorio" di prima).

    LAURA KHASIEV
    Io lo feci... Ho sempre detto che la meraviglia di quel film si scorge nella regia, nei dettagli, nelle inquadrature, in tutto ciò che rende quei contenuti arte e poesia pura in forma di immagine...

    NINO FRICANO
    lo rivedrò la quarta volta, dopo aver appurato che questo film produce opinioni così contrastanti, a tutti i lvelli...il punto principale è che la mia impressione è stata quella di un film che nel complesso non regge, e questo - se messo insieme alla tonnellata di ambizioni e pretese che traspare dall'operazione - me l'ha reso insopportabile, soprattutto perchè mi è sembrato che alla base ci fosse poca sincerità e umiltà. Comunque, tutte queste opinioni diverse mi spingono ancora a confrontarmi con sorrentino e questo film, nel futuro, chissà che non trovo angolazioni differenti. Saluti a tutti!

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  6. DISCUSSIONE SU FB N.3

    Dal gruppo CINEMAINDIPENDENTE.IT - PORTALE ITALIANO SUL CINEMA INDIPENDENTE E D'AUTORE
    https://www.facebook.com/groups/35212686369/

    PAOLO SENTINELLI
    Provocare è facile, lo saprebbe ben fare un qualsiasi povero di spirito.

    NINO FRICANO
    secondo me c'è la provocazione stupida e quella intelligente? se leggi il post, puoi dirmi se la mia ti pare stupida o intelligente. Poi, se mi lasci un commento all'interno del post, resto più contento ciao!

    PAOLO SENTINELLI
    Il paragone con Fellini mi pare fuori luogo, la poetica mi sembra totalmente diversa.

    NINO FRICANO
    è diversa, ovvio
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    PAOLO SENTINELLI
    Sicuramente è stato fatto di meglio, ci sono cadute di stile imperdonabili, ma il premio oscar è più che meritato.

    NINO FRICANO
    guarda, per quello che vale l'oscar...io ho cercato di fare una contestualizzazione nell'ambito del panorama culturale e intellettuale italiano...non si parla strettamente di cinema
    e secondo me il fatto che sorrentino vuole raccontare l'italia e ci riesce (secondo me) peggio rispetto a repubblica e dagospia, beh, è un bel difetto

    PAOLO SENTINELLI
    Fortunatamente non leggo né repubblica né dagospia. Secondo me non vuole raccontare l'Italia, vuole raccontare un ben ristretto gruppo sociale, magari anche inventato ed inesistente, a solo scopo estetizzante.

    NINO FRICANO
    opinione mia: poteva risparmiarsi mezzo film di dialoghi

    PAOLO SENTINELLI
    sono l'essenza del film

    NINO FRICANO
    secondo me i dialoghi non sono cinema, sono scritti e letti...danno una sensazione di plastificazione allucinante...cioè, immaginavo il copione, mentre li ascoltavo..troppo artefatti

    PAOLO SENTINELLI
    sono dialoghi letterari, non realistici, anche questo è il bello

    LUCA BERTOLLO
    il fatto che nessuno commenti il tuo post è già una risposta! concordo con Paolo provocare è facile, lo saprebbe ben fare un qualsiasi povero di spirito.

    NINO FRICANO
    salve a tutti, mi sono permesso di prendere questa conversazione e, insieme ad altre su fb, farne un commento sul post. Spero che la cosa non vi dia fastidio. Comunque sia è molto interessante il vostro uso dell'espressione "povero di spirito", davvero non me l'aveva detto mai nessuno. Saluti e grazie a tutti per l'interesse

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