domenica 16 marzo 2014

Chi ha ucciso David Foster Wallace ha ucciso Pier Paolo Pasolini


di Leonardo Ruvolo, in collaborazione con Priski.it

Lo so, il titolo è fuorviante. Piero Paolo Pasolini è stato ucciso il 2 novembre 1975 (non voglio entrare nel merito circa la verità dei fatti, al mondo non c’è giustizia). David Foster Wallace è morto suicida il 12 settembre 2008. Ci ho messo un po’ a leggere Petrolio e Re Pallido, i romanzi incompleti (causa morte) rispettivamente di Pasolini e di Wallace. Sono due opere incompiute e messe assieme dopo la morte sulla base degli appunti e delle stesure ritrovate. Alla base di entrambe vi è uno spiccato stile realista. Da un lato Pasolini, attento alla ricostruzione storica dei fatti, alle puntuali descrizioni, splendide e taglienti. Dall’altro Wallace accecato da un’iper-realtà, che è capace di scindere nelle sue componenti più irrilevanti, minuscole, noiose. Partendo dal dato comune dell’incompiutezza (non voluta?) e del realismo che si insinua a tutti i livelli, mi sono chiesto, chi o cosa avesse ucciso Pasolini, non materialmente.
Credo sia stata la volontà ostinata di raccontare quella storia, o meglio – addirittura – La Storia (l’affresco della società italiana, degli orrori incomunicabili a dispetto delle pudicizie sbandierate, un racconto prodromico di quei pubblici vizi che oggi caratterizzano la classe politica italiana, che non è mai cambiata). Nel senso che se non avesse raccontato quella storia/Storia, se non avesse deciso di scriverla, oggi non starei qui a cercare nessuna analogia tra l’omicidio di Pasolini e il suicidio di Wallace. Di quest’ultimo, per ovvie ragioni, i motivi del suicidio non sono conosciuti, ma sono rintracciabili in tutta la sua opera, come se avesse scritto una lunghissima lettera prima di impiccarsi. E leggendo il Re Pallido - l'ultima parte della sua lettera - emerge un'unica protagonista, che è la regina Noia, vista da angolature diverse, anche e soprattutto da quella autobiografica. Perché la Noia e perché la Storia (dell’Italia del dopoguerra) hanno portato alla morte, in due modi diversi, di due Scrittori così ENORMI? Io credo sia a causa di questa vitale attitudine al reale. Sempre di più nel ’900 gli scrittori hanno sentito il bisogno di parlare della Realtà. Pasolini guarda alla storia, alle alchimie sociali, alle ambizioni politiche, agli ideali ancora sullo sfondo, allo stato assassino, alla Repubblica dei servizi segreti italiani e così via. Wallace, abbattuti gli ideali, figlio del Consumo, tutto preso dalle visioni annoiate di un bambino che ha tutto, dal rapporto nevrotico con le droghe, dalla routine spersonalizzante del lavoro. È la realtà quindi l'unica colpevole delle due morti. La voglia ostinata di raccontare la realtà, che poi ti prende, ti si infila dentro come umidità tra le ossa e ti spinge ad attaccarti su per il collo ad una corda che penzola o che ti porta all’attenzione di qualche potente, quelli che la storia la “fanno”. È come se ci dicessero dalla tomba “non immischiarti con la realtà”. Ma chi resiste...

Note

1) Le schede amazon di Petrolio e Il Re Pallido. Un pò duretti per chi non conosce i due autori. Ma per gli innamorati, i curiosi, i simpatizzanti, i lascivi e gli incoscienti, beh, è come avere a casa un loro pezzo di anima.

2) StupeFatti Blog per questi due geni è innamorato curioso simpatizzante lascivo e incosciente. Leggi qui e qui

3) FOTO: 1) Pasolini, foto di Dino Pedriali; 2) 1996 — Photographed in his hometown of Bloomington, Ill. — Image by © Gary Hannabarger/Corbis

4) Il regista Abel Ferrara ha girato a Roma un film su Pasolini. Protagonista: Daniel Defoe. Qui le prime immagini del film. 


6 commenti:

  1. Due romanzi incompiuti entrambi pubblicati postumi.
    Il primo, Petrolio, nella sua complessità (non è un libro di facile lettura) è una grave accusa all'Italia di quegli anni (nella sostanza anche all'Italia di oggi), per la sua "trsformazione/involuzione"; il secondo, The pale king, nonostante l'autore avesse sostenuto che le storie del libro fossero pura fantasia, in realtà egli si rifaceva ad un suo discorso del 2005 presso il Kenyon College, in cui invitava gli utenti a guardarsi intorno, ad osservare bene bene fin dove si fossero spinte l'umanità e la sua stoltezza e ad essere "consci e preparati a sufficienza nello scegliere ciò a cui prestare attenzione e come trarre significato dall'esperienza". Due libri che io trovo assolutamente affini e certamente visionari e kafkiani.
    Trovo che questo sia un bel pezzo.
    L.I.

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    1. Lucia, che ne pensi di D-H. Wallace?

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  2. Beh, in verità lessi "The pale king" qualche anno fa, dopo la sua morte credo, dietro suggerimento di un mio amico. Lo lessi e mi piacque ma non si trattò del solito romanzo, anzi! Di lui apprezzai l'acume, l'ironia sottile e anche il suo essere così articolato, (so, comunque, che tutte le sue opere sono complesse). Non so se ti è noto, ma fu definito dal New York Times l' Emile Zola della sua generazione e la mente migliore dal 1926 fino al 2008, anno del suo suicidio.
    Non ho letto altro di Wallace, ma se ti dovesse capitare di avere un suo lavoro per le mani, sei pregato di passarmelo.
    Ciao.
    L.I.

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    1. Mizzica, hai cominciato dal romanzo incompiuto! Io ho letto il suo primo romanzo "la scopa del sistema", scritto a 25 anni, e ne sono rimasto folgorato. Poi ho letto due o tre raccolte di racconti, che sono grandissime lezioni di stile, che fanno impazzire di gioia chi scrive o vorrebbe scrivere, ma che comunque mi rendo conto che possono non piacere. Poi ho letto "Una cosa divertente che non farò mai più", una specie di reportage-saggio su una crociera extra-lusso, e lì si rasenta il genio: questo qui riesce a raccontare il mondo restando chiuso in una nave da crociera. Poi ho letto "Di Carne e Di Nulla" che è una raccolta di piccoli saggi, pseudo-recensioni, spunti di critica letteraria e cinematografica. Me l'ha consigliato un amico - tale Domenico Bizzarro - non appena ha visto che ho aperto questo blog. E devo dire che, da quella lettura, lo scopiazzamento ignobile di D.H. Wallace che perpetro post dopo post non è normale. Ora sto leggendo il suo romanzo-monumento, Infinite Jest, me lo assaporo poco a poco, e non m'importa se ci metterò anche un anno a leggerlo. Sembra di entrare nella testa di una persona, fantastico.

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  3. Un genio, non c'è definizione più adeguata per definirlo!
    E' come se avesse colto tutto, ogni cosa, e avesse voluto restituircelo attraverso una scrittura come pochi mai.
    Con lui non si finisce di aprire porte su porte che ogni volta ci immettono in realtà sempre più complesse che alla fine, a pensarci bene, non sono altro che le più disparate e anche le più vere sfaccetature di un'unica realtà che è la nostra.
    Se hai tutto sto popo' di roba, comincia a sganciare un po' di materiale, ciccobello!
    L.I.

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  4. Giuseppe Ericci22 marzo 2014 11:00

    Genio, genio...c'è troppo abuso di questa parola...qua stiamo troppo mitizzando due scrittori che avevano pure molti lati buoni ma che non erano geni, anzi. Pasolini come scrittore era limitatissimo, poi si è messo a fare il regista e i risultati sono stati peggiori dei sui libri, infine si è scoperto saggista e "profeta" e c'era da piangere perchè - nato comunista - è diventato fascista. Ha fatto una brutta morte, ma se l'è cercata per tutta la vita...Foster Wallace era un drogato, un impasticcato, un depresso cronico.....questa non è gente che può parlare della realtà, come c'è scritto nell'articolo....

    PS - il blog è interessante però, vi seguo anche se non condivido alcune cose che scrivete....bravi comunque!

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