martedì 25 febbraio 2014

Puttana


Nel posto in cui abito, provincia siciliana terrosa mafiosa disperata improduttiva dove fino alla generazione dei miei nonni la stratificazione sociale consisteva nella formula "signorotto vs massa di contadini" e dove fino alla generazione di mio padre - salvo rare eccezioni - il rapporto tra i sessi era "gli uomini fanno cose da uomini, le donne cose da donne", nel posto in cui abito ci sono belle dinamiche narrative, specie tra i giovani. Come per esempio la considerazione che è finito il mondo di noi maschietti e che quindi si si assistono a tante di quelle gustosissime scene che ci sarebbe di farci un libro e un film. Uno? No, tanti, tantissimi libri e film. Il fatto è che una volta uscivi per le strade e c’eravamo solo noi maschietti. Le donne le trovavi nell’intimità, nelle stanze chiuse, con regole e riti ben codificati. Adesso invece ci sono donne ovunque, le trovi a lavoro, all’università, nella vita pubblica e nelle uscite con gli amici. Sono diverse da noi maschietti, forse più fragili, sicuramente più emotive, ma senza tutta la nostra zavorra del dover-essere. Ci accorgiamo infatti che i loro standard di comportamento, i loro codici sociali, le loro auto imposizioni, spesso, sono molto più labili dei nostri. Noi che in qualche modo ci dobbiamo sempre conformare a qualcosa. Che esercitiamo il nostro rigido autocontrollo, tutti presi dalla nostra razionalità. Loro che invece, quando c’è da sbroccare, sbroccano senza tanti complimenti, che sembrano avere un rapporto più sincero e meno prepotente e coercitivo con la propria emotività. Forse a volte le troviamo più libere di noi, in tutti i sensi. Forse a volte le invidiamo, anche se questo non lo si ammetterà mai. Ora, i maschietti hanno sempre bisogno di “prove” per sentirsi “uomini”, e cioè - fondamentalmente - diversi dalle femminucce. E in un contesto del genere - di crisi, rivolgimento, confusione, identità che traballa - che fanno? Ovvio, fanno quadrato, alzano i ponti, per ritrovare se stessi. Siccome l’identità maschile è in crisi, in altre parole, vengono accentuate le logiche di branco, l’ossessione sessuale, le etichette e gli stereotipi. C’è bisogno di definizioni salde e inconfutabili, infatti, da accettare come dogmi. Nessun ragionamento o spirito critico, per carità. Siccome questo mondo trema dalle fondamenta, abbiamo bisogno di robusti pilastri – definizioni, parole, un vocabolario autorevole – che sorreggano tutto. A tal proposito il concetto di “puttana” - non declinato nella sua accezione professionale - è un gran bell'esempio. Puttana è una donna che “si concede facilmente”. Una vergogna, uno scandalo. Donna di facili costumi. Immorale. Però, a pensarci, cos’è che fa indignare in una “puttana”? Il fatto che “la dà facilmente”? Che “conceda troppo facilmente il suo corpo”? Che "non si rispetti"? Che svaluti in questo modo i suoi “tesori”? O piuttosto il fatto che si conceda a tanti maschi, ognuno dei quali poi si vanterà in “pubblico”, nel branco dei maschi, della sua “conquista”? E che, d’altra parte, questa conquista non sarà più - ecco il punto - “facilmente classificabile”? Io penso che la considerazione più importante da fare sia quella che l'elemento-puttana svaluta il valore della conquista maschile, ecco perché è uno scandalo. La puttana e il puttanesimo rimescolano le carte. Fanno confondere i maschietti, fanno tremare la terra sotto i loro piedi. E così, invece di sminuire il valore della conquista maschile – non sia mai! – il maschio preferisce sminuire il valore della femmina. E dunque: puttana. Il concetto di puttana, detto ciò, si può definire come una purissima "costruzione maschile”. Ed è banale pure chiedersi: perché il maschio che si “concede facilmente” è un playboy e la femmina una puttana? Perché c’è questa differenza così “di natura” tra i due modi di “concedersi facilmente”? Risposta banale: nient'altro che logiche di branco. Per concludere c'è da dire che il concetto di puttana è sfaccettato e multifunzionale, perchè la puttana è un’entità ambigua, insieme ammaliante e pericolosa. Attrae e fa paura, come nella migliore delle tradizioni mitologiche. Devi spassartela con lei, sei quasi obbligato a farlo in qualità di maschio, ma c’è sempre la raccomandazione: non te ne innamorare! La puttana è buona per una botta e via. Per la conquista di una notte, o per brevi periodi, e poi subito - corri, maschietto. corri - subito a vantartene con gli amici. Con gli altri del branco.


Illustrazione di Marina De Santis
Note

1) Sul tema ho letto questo grandissimo post su Abbattoimuri.wordpress.com: Sono puttana e me ne vanto. E quest'altro, di tutt'altro taglio ma altrettanto interessante su Comunicazionedigenere.wordpress.com: Troiofobia, giovani femminicida crescono e giornali sessisti!

2) Grandissima retrospettiva di Golem Informazione (24 marzo 2014): Sempre colpa delle puttane.

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