domenica 9 febbraio 2014

Il corpo di David Foster Wallace


Stupefacente e stupenda è la figura di David Foster Wallace, quasi quanto la sua scrittura, che coniuga ultraprofondità e sovraumana ossessiva dettagliatezza con una leggerezza quasi infantile, praticamente angelica. E poi la sua ironia nera, il suo mettersi i panni dell'assurdo per strappare e strapparsi una risata amara fino alla radice, e i suoi occhi apertissimi, spalancati su un mondo forse ormai irrimediabilmente virtualizzato e ipersovrastrutturato, che sfugge a ogni speranza di comprensione e padroneggiamento, e poi il suo terrore - i suoi slanci frenati, la sua frana morale, il suo senso di impotenza - davanti al rischio dell'inumanità che ci ruggisce a ogni angolo. E infine l'immagine definitiva - stupefacente e orripilante - del suo corpo forte e robusto, un pò rozzo e grossolano, lungo e largo, quel suo corpo da perfetto ragazzone americano, il corpo di David Foster Wallace che penzola giù con la corda al collo, come un ciondolo, un pendaglio, un monile. Un omaggio e un sacrifico a una qualche divinità dalla sconosciuta natura.


Un concentrato di tutto questo si può trovare in questo brano della conversazione con lo scrittore Eggers (leggi qui la versione integrale).

Eggers. Quando ti ho incontrato per la prima volta a New York, circa cinque anni fa, masticavi allegramente tabacco in un ristorante: tenevi una ciotolina sotto il tavolo in cui sputavi a intervalli regolari. Puoi tracciare la storia del tuo rapporto con le varie forme di tabacco?   
Foster Wallace. (...)  So che ti interessano molto sia il tabacco sia quel suicidio graduale dissimulato che l´uso di tabacco rappresenta. La mia situazione non è molto diversa da quella di Tom Bissell, che l´anno scorso ha pubblicato su Carcinoma Oggi o qualche rivista del genere un articolo che parla del masticare tabacco; mi ci sono identificato sotto molti aspetti. Ho cominciato a fumare seriamente a ventitré anni, dopo due anni passati a dilettarmi con le sigarette ai chiodi di garofano (che nei primi anni Ottanta andavano alla grande). Mi piacevano tanto le sigarette, ma non mi piaceva l´effetto che facevano sui polmoni e sulle capacità respiratorie in caso di sport, rampe di scale, rapporti sessuali e via dicendo. Certi amici delle mie parti mi hanno iniziato al tabacco da masticare come sostituto per le sigarette; avevo credo ventott´anni. Masticare tabacco non fa male ai polmoni (ovviamente), ma ti riempie di brutto di nicotina, almeno in confronto alle Marlboro Lights. (...).  Negli ultimi dieci anni ho provato seriamente almeno dieci volte a smettere di masticare tabacco. E ogni volta ho resistito meno di un anno. Oltre a tutte le ben documentate conseguenze psicologiche, la cosa che mi rende più difficile smettere è che la mancanza di tabacco mi fa diventare stupido. Veramente stupido. Tipo che entro in una stanza e mi dimentico cosa ci sono andato a fare, o mi perdo a metà di una frase, o sento freddo sul mento e scopro che mi sto sbavando addosso. Senza tabacco, ho la capacità di attenzione di un poppante. Ridacchio e piagnucolo quando non dovrei. E tutto mi pare molto molto lontano. Di fatto è come essere perennemente fumati, solo che non è piacevole… E a quanto mi è parso di capire non è un effetto temporaneo dell´astinenza. Una volta ho smesso per undici mesi e sono stato così tutto il tempo. D´altra parte masticare tabacco ti uccide: o se non altro i denti ti fanno male e diventano di colori sgradevoli e alla fine ti cadono. In più è disgustoso, e stupido, e ti fa disprezzare te stesso. Perciò ora ho smesso per l´ennesima volta. Sono poco più di tre mesi. In questo momento ho in bocca una gomma, una mentina e tre stuzzicadenti australiani ricavati dalla pianta del tè che mi ha caldamente raccomandato una mia amica appassionata di magia bianca. Una delle ragioni per cui io e te stiamo comunicando per iscritto e non a voce è che mi ci sono voluti venti minuti per pensare questo paragrafo e premere i tasti giusti per scriverlo. Al momento parlare con me sarebbe come far visita a un demente in una casa di cura. Non solo mi interrompo a metà delle frasi, ma comincio anche a canticchiare a casaccio e senza rendermene conto. Inoltre, se ti interessa, la mia palpebra sinistra trema senza interruzione dal 18 agosto. Non è un bello spettacolo. Ma preferirei vivere più di cinquant'anni. Questa è la mia storia di tabagista.
Note
1) Di tutti i libri di D.F. Wallace, uno è davvero da consigliare a tutti i tipi di lettori, indistintamente. Ed è Una cosa divertente che non farò mai più, in Italia pubblicato da Minimum Fax (All'interno della scheda libro della casa editrice trovi anche una gran bella rassegna stampa).
2) Interessantissima serie di articoli pubblicata nel blog dello scrittore Giuseppe Genna, una volta appresa la notizia del suicidio di D.F. Wallace.
3) Bella intervista di Francesca Borrelli pubblicata sul Manifesto nel luglio 2006 e qui ripubblicata da www.doppiozero.com
4) Da leggere la trascrizione del discorso di David Foster Wallace per la cerimonia delle lauree al Kenyon college, 21 maggio 2005 (su Nazione Indiana, traduzione di Roberto Natalini).
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